Le esperienze paranormali di sir Walter Scott

24 luglio 2017

Personaggi Misteriosi

Sir Walter Scott, autore del celeberrimo romanzo “Ivanhoe”, visse a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo. La vita dello scrittore fu costellata di molteplici esperienze paranormali che non mancò di raccontare in diverse occasioni. L’interesse verso i temi del mistero e dell’inspiegabile risulta evidente in numerose sue opere.

Walter Scott

Walter Scott

Il 30 aprile 1818, sir Walter Scott scrisse da Abbotsford, in Scozia, a Daniel Terry, a Londra: “Due notti fa, fummo svegliati da un rumore violento, come di pesanti assi trascinate lungo il lato nuovo della casa. Immaginai che qualcosa fosse caduto. Erano circa le due del mattino. Ma tutto era in ordine, e non riuscii a scoprire cosa avesse causato quel fracasso“.

Quando Terry ricevette la lettera, aveva appena appreso della morte improvvisa di George Bullock, che avrebbe dovuto fornire l’arredamento delle nuove stanze ad Abbotsford. L’uomo, a quanto fu possibile accertare, morì nel preciso istante in cui il sonno di Walter Scott era stato interrotto. Il romanziere scrisse nuovamente a Terry: “Non ti colpisce tale fantastica coincidenza? Il rumore sembrava prodotto da una mezza dozzina di uomini intenti a montare assi e mobili; ma nulla è più certo del fatto che, in quel momento, là non c’era nessuno“.

Walter Scott trattò del soprannaturale nei suoi romanzi e nelle Lettere sulla demonologia e la stregoneria, pubblicate nel 1830, ed ebbe diverse esperienze personali di spettri. Molti anni prima, mentre cavalcava verso casa dopo il tramonto, vide a circa 400 metri una figura in abito scuro, che svanì quando le si avvicinò. Proseguì e la figura apparve dietro di lui, ma il cavallo rifiutò di tornare sui suoi passi. Walter Scott scrisse di aver avuto il presentimento che l’apparizione fosse foriera di qualcosa di brutto appena accaduto o sul punto di accadere.

Sembra però che l’incidente non abbia avuto seguito, come pure non ne ebbero certi fatti strani, avvenuti dopo la morte della moglie, deceduta nel maggio 1826. Il 12 settembre di quell’anno, al romanziere parve di udire la voce della consorte che lo chiamava e l’11 ottobre, mentre stava per partire per Londra, scrisse nel suo diario: “Mi sembra che mia moglie stia davanti a me e la sua voce è nelle mie orecchie. Quasi mi terrorizza“.

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