Quando il deserto del Sahara era verde

10 luglio 2017

Scoperte Enigmatiche

Verso la metà del XIX secolo, nel deserto del Sahara venne fatto un ritrovamento eccezionale. Un giovane esploratore tedesco, Heinrich Barth, scoprì una vera e propria galleria d’arte rupestre risalente ad oltre 8.000 anni prima. Si trattava di una straordinaria testimonianza pittorica dei popoli che avevano abitato quei luoghi millenni prima.

Heinrich Barth

Heinrich Barth

Una carovana di nomadi Tuareg stava conducendo silenziosamente i cammelli verso un accampamento, su un altopiano pietroso del deserto del Sahara. Con loro c’era un giovane esploratore tedesco, Heinrich Barth. Correva l’anno 1850 ed era diretto al lago Ciad.

Guardandosi intorno, tra le ripide rupi di arenaria che circondavano l’altopiano, Barth notò con vivo stupore che erano ricoperte di graffiti e incisioni raffiguranti tori, bufali, struzzi e uomini. Le linee erano scavate profondamente nella roccia, eppure le figure apparivano lievi e aggraziate. Colpito dalla mancanza di cammelli in quelle scene, Barth pensò che quel fatto indicava chiaramente che, una volta, in quelle zone c’era stata una vita molto diversa da quella attuale.

Quello che Barth aveva scoperto era solo una “sala” di un’antichissima galleria d’arte che risaliva ad oltre 8.000 anni prima: un documento di popoli da lungo tempo dimenticati, che abitavano l’altopiano dei Tassili e le circostanti colline, nel deserto del Sahara centrale, quando tutta la zona era una fertile e verde regione.

Fu solo nel 1933, tuttavia, che le pitture rupestri dei Tassili furono portate a conoscenza del mondo da un giovane tenente francese, Charles Brenans. Errando fra le desolate gole dei Tassili, Brenans era capitato davanti a chilometri di incisioni rupestri e di magnifici dipinti. Si trattava di scene domestiche, immagini di caccia, strane divinità, cerimonie religiose, il tutto dipinto in toni ocra, violacei, rossicci e bianco luminoso. Guerrieri dipinti con scudi rotondi e lance correvano su carri da guerra mentre pacifici mandriani muniti di vesti lunghe e cappelli in stile egizio guidavano mandrie di bestiame dalle lunghe corna ricurve. Alcuni degli animali e degli uccelli raffigurati sulle rupi erano da lungo tempo estinti. Altri, l’elefante, il rinoceronte, la giraffa e lo struzzo, si possono trovare solo nelle pianure erbose, quasi 2.000 Km più a sud.

Gli schizzi eseguiti da Brenans entusiasmarono l’esploratore ed etnologo francese Henri Lhote, che si precipitò a compiere ricerche nel Tassili. Col patronato di accademie scientifiche e governative francesi, Lhote radunò una squadra di artisti e di fotografi e lavorò sull’altopiano fino al 1957. Riportò a Parigi oltre 5.000 mq di copie e di foto dei dipinti.

Conservati dalla secca atmosfera del deserto, nel Tassili vi sono documenti che illustrano varie età. Le scene più antiche mostrano gente dal colorito scuro, in atto di cacciare giraffe, rinoceronti ed elefanti con archi, frecce e lance. Vi sono enormi figure semi-umane, forse divinità, dipinte in un bianco spettrale. Una, alta più di sei metri, ha una testa da tartaruga e occhi in una strana posizione, molto simili a quelli che appaiono in certi quadri di Picasso.

Pitture di epoca più tarda mostrano figure molto più fedeli al vero: gambe rotonde e muscolose, tatuaggi tribali, cinture, bracciali e anelli appaiono fedelmente riprodotti. Vi sono anche scene di banchetti, cerimonie nuziali, una donna che pesta il grano, la costruzione di una capanna, una famiglia con un cane domestico, bambini addormentati sotto una coperta di pelle d’animale e altre scene del genere, pervase di serenità e di pace.

Fra il 5.000 e il 4.000 a.C., a quanto sembra, la popolazione negroide venne soppiantata da una razza dalla pelle color del bronzo. Questi invasori aggiunsero i propri ritratti alla galleria: le nuove scene di caccia mostrano giraffe, antilopi e animali simili.

Dipinti ancora più tardi, del secondo millennio a.C., raffigurano soldati vestiti con tuniche a campana, trasportati da carri trainati da cavalli. Alcuni ritengono si tratti del famoso “Popolo del Mare” menzionato in antichi documenti egizi, che tentò di invadere l’Egitto da Creta o dall’Asia Minore. E’ possibile che, dopo essere stato sconfitto, quel “popolo” si sia insediato in Libia e abbia poi vagato a occidente, fino all’altopiano dei Tassili.

Via via che i corsi d’acqua si asciugavano, la popolazione del Tassili si assottigliava, e sempre meno scene venivano aggiunte alle pitture rupestri. Finché, verso il 1.000 a.C. circa, le tribù furono costrette dal deserto del Sahara a trasferirsi altrove. Poi ci fu il silenzio. Per migliaia di anni, la polvere turbinò su quei luoghi abbandonati, mentre le brillanti immagini di razze svanite guardavano quella desolazione con occhi vuoti e assenti.

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