I secoli bui della caccia alle streghe

12 luglio 2017

Stregoneria

La caccia alle streghe è stato uno dei fenomeni più sanguinosi e controversi nella storia della Chiesa cattolica. Nel vecchio continente migliaia di “streghe e stregoni” sono stati condannati da tribunali sommari e spesso improvvisati ad essere arsi vivi sul rogo o a subire tremende sofferenze mediante terribili quanto “fantasiose” torture.

Rogo di una Strega

Rogo di una Strega

Si calcola che in un arco di tempo di circa 400 anni a partire dalla metà del XV secolo, 150-200 mila persone siano state giustiziate per stregoneria, alcune arse vive, altre impiccate, altre ancora strangolate e poi bruciate. Né reputazioni né condizione sociale garantivano sicurezza: nel 1590, nella città tedesca di Nordlingen, furono bruciate come streghe 32 rispettabili signore. Gli uomini erano meno colpiti, ma nel 1628 il borgomastro di Bamberg fu giustiziato sulla base di accuse inventate da rivali politici.

L’isteria collettiva della caccia alle streghe maturò da una commistione di magia bianca contadina, alta magia, eresia e satanismo. Le credenze nelle capacità occulte dei contadini-stregoni erano diffuse in ogni società. La magia bianca, che combinava farmacologia e psicologia, serviva a proteggere le persone, il bestiame e il raccolto, ad assicurare la riproduzione, ad influenzare l’amore, a ritrovare persone scomparse o beni e tesori nascosti, a contrastare la magia nera, o maleficium, che, invece, portava malattie, morte e flagelli.

I primi “scienziati”, come Heinrich Cornelius Agrippa in Germania, Ruggero Bacone e John Dee in Inghilterra, erano considerati dal clero conservatore come stregoni, convinti di poter costringere i demoni a porsi al servizio dell’uomo. Chiunque si opponesse al pensiero dominante della Chiesa veniva accusato, a seconda del caso, di eresia, di assassinio, di infanticidio rituale, di cannibalismo e di devianza sessuale. Quella che venerava il diavolo era una piccola minoranza ma il suo peso crebbe rapidamente alla fine del medioevo, finché il culto del demonio divenne un cardine del concetto cinquecentesco di “strega”.

A partire dal XIII secolo, teologi come Tommaso d’Aquino e Alberto Magno negarono l’esistenza di un mondo magico separato dal mondo naturale, e la Chiesa dichiarò che qualsiasi pratica magica esercitata al di fuori della sua autorità era da ritenersi opera del diavolo. Di conseguenza, la caccia alle streghe si estese a decine di migliaia di donne e uomini del popolo che, in tutta Europa, praticavano la magia bianca. Improvvisamente furono visti sempre più come strumenti del maligno, che si supponeva avesse incontri regolari con i suoi adepti, ai quali procurava demoni come assistenti.

I metodi usati per combattere questa minaccia furono diversi da luogo a luogo, ma dalle miti punizioni iniziali inflitte dai tribunali ecclesiastici o da quelli civili si passò a condanne sempre più severe a mano a mano che l’isteria si diffondeva. A partire dalla fine del XV secolo, in alcune parti della Francia, in Germania e in Scozia, il presunto patto col diavolo costituiva l’eresia più grave: per i cattolici significava rinnegare il Battesimo, per i calvinisti, farsi beffe dell’alleanza con Dio. La pena doveva essere il rogo.

Altrove, come in Inghilterra o in Danimarca, si poneva l’accento sull’esito del maleficium e la punizione, secondo il diritto consuetudinario, era l’impiccagione. Per l’élite politica, interessata ovunque ad assolvere sia la Chiesa sia lo Stato dalla responsabilità dei mali della società, il demonio e i suoi adepti costituivano un comodo capro espiatorio. Alcune categorie, come anziani, infermi, vedove e zitelle erano particolarmente esposte, ma alla base delle persecuzioni c’era anche una diffusa misoginia, unita al bisogno, avvertito da molti, di sottomettere le donne.

Fra i moventi che potevano scatenare un’accusa di stregoneria c’erano anche la cupidigia, l’ambizione politica o motivi strettamente personali. I governi forti erano in grado di esercitare il loro controllo sulla caccia alle streghe che cessò temporaneamente in periodi particolari, come l’occupazione svedese della Germania, intorno al 1630, o quella inglese della Scozia, intorno al 1650, per poi riprendere appena le truppe venivano cacciate.

All’inizio del XVIII secolo, le persecuzioni erano praticamente finite e uno degli ultimi, sconvolgenti casi fu quello occorso in America con i processi di Salem (in Massachusetts) nel 1692 e nel 1693. Le spiegazioni razionali e scientifiche di molti fenomeni contribuirono ad eliminare le credenze nella stregoneria, almeno fra le classi colte, e ciò influì sulle decisioni dei giudici. Governi forti e burocrazie efficaci non ebbero più bisogno della stregoneria come strumento di controllo della comunità, mentre anche la misoginia andava mitigandosi e la credenza superstiziosa nel maleficium era ormai limitata agli strati più ignoranti della popolazione.

La stregoneria neopagana, i cui adepti sono andati aumentando dopo gli anni ’50 del XX secolo, non ha nulla a che vedere con la stregoneria medioevale. I “maghi” odierni non credono al diavolo e non abiurano l’ortodossia delle varie religioni, ma si considerano terapeuti e persone che operano per il bene della comunità.

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