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Le incredibili virtù curative dell’Unicorno
11 Gen 2017

Le incredibili virtù curative dell’Unicorno

Post by Administrator

L’unicorno è una creatura leggendaria alla quale, fin dall’antichità, sono state attribuite numerose virtù curative e purificatrici. Nel medioevo, il commercio di corni era particolarmente florido in quanto si credeva che, ridotti in polvere, preservassero da malattie e da avvelenamenti di varia natura.    

L'Unicorno e la Vergine

L’Unicorno e la Vergine

Il corno di questo mitico animale era molto apprezzato durante il Medioevo. Le tesorerie di San Marco, a Venezia, del duomo di Milano, quella della regina Elisabetta I d’Inghilterra e quella di Giacomo III di Scozia, ne avevano almeno uno e così dicasi di altre ricche chiese o casati, come quello dei Medici, noti esperti nell’uso dei veleni.

Il commercio di corni falsi, soprattutto in polvere, ritenuti efficaci come medicinali e come antidoto ai veleni, prosperò per diversi secoli. In quanto a quelli conservati nelle grandi tesorerie, oggi si sa che si trattava di zanne d’avorio di narvalo o di tricheco, spesso chiamati “unicorni marini”, in linea con la credenza medioevale che ogni animale terrestre avesse un corrispondente marino.

Ma è veramente esistito il bianco unicorno dal corno d’oro, raffigurato in tanti manoscritti e arazzi medioevali, e variamente descritto nei testi dell’epoca? Ctesia, il medico greco che nel 416 a.C. si trovava alla corte persiana, riferì di un animale selvatico visto in India, più grande di un cavallo, con il corpo bianco, la testa color rosso cupo e occhi blu scuro, con un corno sulla fronte lungo circa 45 centimetri, bianco alla base, nero nella parte mediana e cremisi sulla punta.

Si pensa che l’unicorno descritto da Ctesia sia una combinazione dell’asino selvatico indiano, del rinoceronte e dell’antilope tibetana, che ha lunghe corna diritte, per cui, vista di fianco, sembra avere un corno solo. In base a diverse leggende popolari, i dignitari indiani bevevano in bicchieri realizzati con il corno del mitico animale, ma in realtà si trattava del corno di un rinoceronte. Dipinti a strisce di vari colori, dovevano preservarli da malattie e veleni.

Nel I secolo d.C., Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, riferisce di un monoceros dotato di un unico lungo corno nero, che non poteva essere catturato vivo. L’unicorno, re’em nella Bibbia, era probabilmente il bue selvatico europeo, o uro, una specie a due corna, ora estinta. Nei testi medioevali si tratta più della simbologia e dei poteri dell’unicorno che del suo aspetto. Per catturarlo c’è un solo modo: prenderlo quando, attratto dal suo profumo virginale, l’animale posa il capo in grembo a una fanciulla.

Per la sua maestosità, la purezza e il potere di purificare qualunque fonte da eventuali veleni semplicemente immergendovi il corno, l’unicorno era simbolo di Cristo e la sua cattura simboleggiava il concepimento e l’incarnazione di Gesù nel grembo della Vergine Maria. L’unicorno non appartiene solo alla cultura occidentale e ha riscontro nel ki-lin cinese, che ha corpo di cervo, zoccoli equini e, in mezzo alla fronte, un unico corno lungo 4 metri. A differenza dell’unicorno, che può essere anche aggressivo, il ki-lin è l’incarnazione della mitezza, non mangia nulla di vivente e non calpesta neppure il più microscopico insetto.

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