La terribile maledizione di Tutankhamon

28 novembre 2016

Miti e Leggende

La scoperta della tomba di Tutankhamon rappresenta uno dei più importanti ritrovamenti nella storia dell’egittologia. Ancora oggi la leggenda della maledizione di Tutankhamon incute un profondo timore in tutti coloro che visitano la dimora funeraria dell’enigmatico faraone bambino. 

Maledizione di Tutankhamon

Mummia di Tutankhamon

Nel novembre 1922 l’egittologo inglese Howard Carter scoprì la tomba di Tutankhamon, il giovane faraone egizio appartenuto alla XVIII dinastia, vissuto alla fine del XIV secolo a.C. Dall’apertura della magnifica tomba, ogni disgrazia capitata ai suoi scopritori o ai visitatori è stata attribuita a una terribile maledizione ad essa collegata.

Lord Carnarvon, che finanziava gli scavi di Carter da 15 anni, era presente all’apertura. Nel giro di pochi mesi, la puntura di una zanzara sulla guancia, nello stesso punto in cui sulla mummia di Tutankhamon c’era una cicatrice, gli causò una forma di setticemia, cui seguì una polmonite ed egli morì, a soli 57 anni. Sembra che in quello stesso momento, al Cairo, fosse mancata la luce elettrica, mentre ad Highclere Castle, residenza di Lord Carnarvon, in Inghilterra, il suo fox terrier abbaiò e cadde morto.

I giornali di tutto il mondo scrissero che un’iscrizione geroglifica nella tomba recitava: “La morte verrà su ali veloci per colui che tocca la tomba del faraone“. E, in effetti, sembrava che chiunque fosse collegato alla tomba o a Carnarvon potesse essere colpito dalla maledizione: la morte nel 1923 del fratellastro di Carnarvon, che non aveva visitato la tomba, e dell’egittologo Georges Bénédite, che morì in seguito a una caduta dopo averla visitata, furono attribuite alla maledizione.

La storia della maledizione di Tutankhamon fece notizia sui giornali, ma in realtà una simile iscrizione nella tomba non c’era. L’idea della maledizione ebbe origine probabilmente in seguito a una lettera scritta al New York World dalla scrittrice Marie Gorelli, la quale affermava di possedere un libro, talmente raro da non essere conservato neanche nella biblioteca del British Museum, in cui si avvertiva che “la più terribile punizione colpisce chi si introduce incautamente in una tomba sigillata“. Questo libro misterioso è tuttora ignoto agli studiosi.

La prova più convincente dell’inesistenza della maledizione di Tutankhamon risiede nel fatto che ognuna delle morti ha una spiegazione. Carnarvon era rimasto debilitato dopo un incidente d’auto nel 1901 e trascorreva gli inverni in Egitto a causa della sua salute malferma. Inoltre, dieci anni dopo l’apertura della tomba, la maggior parte di coloro che vi aveva presenziato era ancora in vita.

Delle ventidue persone che avevano assistito all’apertura del sarcofago, solo due erano morte, mentre molti di loro godettero di una lunga vita: sir Alan H. Gardiner, che tradusse le iscrizioni tombali, morì nel 1963, a ottantaquattro anni; il dottor E. Derry, che esaminò la mummia del faraone, morì nel 1969, a ottantasette anni. Howard Carter, il quale più di chiunque altro ebbe a disturbare l’eterno riposo del faraone, non teneva in alcun conto la maledizione e morì per cause naturali nel 1939 a sessantasei anni.

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