Il palazzo di ghiaccio dell’imperatrice russa

4 gennaio 2017

Miti e Leggende

L’assurda storia del “Palazzo di Ghiaccio” è tanto incredibile quanto crudele. L’enorme struttura fu costruita nel 1740 per volere della zarina Anna Ivanovna con il preciso intento di mettere in ridicolo il principe Michael Alexievich Galitzine che aveva osato sposare una ragazza cattolica contravvenendo al suo volere. 

Anna Ivanovna Romanova

Anna Ivanovna Romanova

Anna Ivanovna Romanova, imperatrice di tutte le Russie, era una donna dal cuore gelido: nessuno stupore quindi, se un giorno decise di costruire un palazzo di ghiaccio. Correva l’anno 1740, e l’Europa era stretta nella morsa del peggiore inverno che si fosse visto negli ultimi trent’anni. La Senna, il Reno, il Danubio e il Tamigi rimasero ghiacciati per mesi. Il vino diventava ghiaccio nei boccali anche davanti a un fuoco scoppiettante. L’incarico di costruire quello strano palazzo venne affidato all’architetto Peter Eropkin.

Il disegno del palazzo era di stile classico. Le misure: 24 metri di lunghezza, 10 di altezza e 7 di profondità. Venne scelto del ghiaccio perfettamente trasparente. Ogni blocco fu accuratamente misurato con regolo e compasso, prima di essere tagliato e messo in posizione. La saldatura venne effettuata con acqua, che istantaneamente ghiacciava, cosicché l’intero edificio divenne un unico, enorme pezzo di ghiaccio.

Vennero anche scolpiti alberi di ghiaccio, alcuni dei quali alti come il palazzo stesso. Uccelli di ghiaccio, dipinti in colori naturali, furono poi collocati tra i rami degli alberi stessi. Alcuni scultori prepararono statue di ghiaccio per guarnire le nicchie. Sempre di ghiaccio erano i vetri delle finestre. Nella stanza da letto c’era un elaborato letto a baldacchino, materasso, trapunta, due cuscini e due berrette da notte. Tutto scolpito nel ghiaccio.

Al pian terreno c’era la realizzazione più straordinaria: un elefante in grandezza naturale, sempre di ghiaccio, guidato da un valletto vestito in costume persiano. Dalla proboscide dell’elefante usciva, attraverso un apposito tubo, un getto di acqua calda, sostituito di notte da un getto di petrolio affinché l’animale sputasse fiamme.

C’erano anche sei cannoni e due mortai interamente fabbricati in solido ghiaccio, per i quali era stato accuratamente calcolato l’ammontare di polvere da sparo che potevano tollerare, in modo che furono fatti sparare più volte senza che provocassero alcun danno.

L’unica cosa non di ghiaccio era una palizzata di legno elevata tutt’intorno al palazzo per tenere a bada i curiosi, giacché quel palazzo di ghiaccio non era una innocua follia per divertire la corte, ma lo strumento di una beffa crudele. Il principe Michael Alexievich Galitzine aveva irritato profondamente la zarina sposando, senza il suo consenso, una cattolica “che per altro morì poco dopo le nozze“. Anna si vendicò facendolo diventare lo zimbello della corte.

Appena Galitzine rimase vedovo, la zarina gli ordinò di risposarsi, e scelse lei stessa la nuova sposa: una serva calmucca particolarmente brutta. Il palazzo di ghiaccio venne costruito per la loro luna di miele: la povera coppia venne prima fatta sfilare pubblicamente, chiusa in una gabbia montata sul dorso di un elefante, alla testa di un grottesco corteo di esseri umani abnormi che la zarina aveva raccolto intorno a sé e di una serie di animali tra cui orsi e cinghiali. Quindi i due sposi vennero pubblicamente “messi a letto” nella loro alcova di ghiaccio.

Il finale di questa incredibile storia fu un po’ meno crudele dell’inizio. Con la primavera, il palazzo di ghiaccio si sciolse nel fiume mentre la zarina morì pochi mesi dopo. Il principe e la sposa calmucca constatarono di trovarsi bene insieme e vissero il resto della loro vita felici e contenti.