Tantalo, il titano che osò sfidare gli dei

12 gennaio 2017

Miti e Leggende

Gli antichi racconti mitologici narrano che il re della Lidia, Tantalo, osò sfidare gli dei e per tal motivo venne condannato a subire tremende sofferenze. Le somiglianze tra la storia di Tantalo e quella del Titano Atlante sono innumerevoli, ciò porta a credere che si tratti di due versioni della stessa figura mitologica.

Supplizio di Tantalo

Supplizio di Tantalo

Tantissimi furono i racconti dell’antica Anatolia che narravano di giganti e di dei delle montagne che reggevano il cielo. Attraverso gli scritti degli autori classici è giunta fino a noi la vicenda di uno di questi personaggi. Il suo nome era Tantalo, il leggendario re della Lidia e della vicina Frigia. Gli studiosi classici sono concordi nell’affermare che Tantalo è la versione lidia di Atlante. Tantalo ha moltissimi legami familiari con i Titani, la stirpe di Atlante, al punto da essere considerato egli stesso un Titano e spesso viene additato come genero di Atlante. Entrambi i nomi (Tantalo e Atlante) hanno la stessa radice nella parola greca tlao, che significa “reggere” o “sopportare”, un riferimento alle sofferenze che secondo il mito sono state loro inflitte. Tantalo, al pari di Atlante, osò sfidare gli dei che lo consideravano loro amico e confidente, tanto da invitarli a un banchetto in loro onore, ma egli commise l’errore fatale di servire in pasto il figlio Pelope.

Secondo altre narrazioni, Tantalo rubò l’ambrosia, il cibo degli dei, e la divise con i mortali. Qualunque fosse il crimine commesso, Zeus lo colpì con un fulmine e lo condannò al tormento eterno, il famoso supplizio di Tantalo. Secondo la versione di Omero, questa punizione consisteva nel patire in eterno fame e sete, ma l’interpretazione più diffusa parla di una roccia che incombeva su di lui, minacciando di rovinargli addosso. Secondo altre tradizioni, Tantalo era incatenato a una roccia, che era condannato a reggere, e la roccia rappresentava il cielo, il che non lascia dubbi sul fatto che Tantalo altri non è che la versione lidia di Atlante.

Le somiglianze tra i due personaggi non finiscono qui. La tradizione vuole che Tantalo, come Atlante, sia stato il signore di un regno terreno la cui capitale, da lui stesso fondata presso il monte Sipilo in Lidia, era ricca di giacimenti d’oro. Al pari dello storico re Creso, Tantalo divenne sinonimo di ricchezza. Nell’istante in cui perse il favore degli dei, la città venne distrutta e inghiottita da un terremoto che la fece sprofondare in un lago. Il nome della città perduta era Tantalis.

Le somiglianze tra Tantalis e Atlantide, dal nome tanto simile, sono indubbie: due città favolosamente ricche, una volta favorite dagli dei, che ne perdono il favore e vengono distrutte da un terremoto e da un’inondazione. Il fatto che i rispettivi re, Tantalo e Atlante, siano due versioni della stessa figura mitologica sta a significare che le due storie devono avere avuto una genesi comune.

Poiché la vicenda di Tantalis è di origine lidia, è ragionevole supporre che fosse conosciuta alla corte di Creso, re della Lidia, a cui Solone fece visita nel 570 a.C. Al famoso incontro, così come venne riportato dallo storico Erodoto, i due si scambiarono racconti sulle vicissitudini del fato. La storia lidia di Tantalo e della sua città, la cui morale insegna che anche i potenti possono cadere, sicuramente fu tra questi. A questo punto, la reiterata ipotesi del racconto di Platone quale frutto di pura fantasia, può essere messa in dubbio. La sua fonte, Solone, potrebbe aver udito in Lidia (e non in Egitto) la storia di Tantalo e aver così acquisito tutti gli argomenti chiave per stilare, con esagerata enfasi, il racconto di Atlantide a partire dalla sua favolosa ricchezza fino alla catastrofica conclusione di un “regno affondato“.

Ma come è stato possibile passare dal racconto di una città affondata nella Lidia alla storia di un continente distrutto nel 9.600 a.C.? La traslazione geografica è facilmente spiegabile. Se Solone, o Platone, “adattarono” Tantalo alla versione a loro più familiare di Atlante, la scena della catastrofe poteva erroneamente essere stata trasferita molto più a occidente, dove Atlante era stato costretto a subire la condanna dopo la caduta, anziché nel paese di origine. Una volta ambientato nell’Atlantico, il racconto del “regno affondato“, trasmesso di generazione in generazione da Solone fino a Platone, potrebbe aver subito ulteriori modifiche.

Per quanto riguarda le date, è più naturale presupporre che una fonte non egizia, a cui attinsero Solone e Platone, parlasse di una civiltà esistita un migliaio di anni prima. Nel mondo antico molti paesi che si affacciavano al confine orientale della Grecia erano in forte competizione tra loro per attribuirsi il primato di civiltà più arcaica. Nel 440 a.C. lo storico Erodoto individuò i due principali contendenti negli egizi e nei frigi (questi ultimi vivevano nelle vicinanze dei loro cugini, i lidi, e facevano parte del regno di Tantalo). Era credenza diffusa presso molte antiche popolazioni che la razza primigenia fosse spuntata come alberi dal suolo frigio. Erodoto riferisce di un esperimento antropologico condotto da un faraone nel settimo secolo a.C. per risolvere una volta per tutte la questione. Isolò due bambini, uno frigio e uno egiziano, e li fece allevare da un capraio muto per scoprire quale fosse la “vera” e “originaria” lingua dell’umanità. La prima parola pronunciata dai bambini fu “bek”, la parola frigia che significa “pane”. In realtà, la spiegazione più semplice è che entrambi i bambini stessero cercando di riprodurre il belato delle capre. Che la storia sia vera non ha importanza, il risultato fu che i frigi vinsero la gara, e che la loro anteriorità rispetto agli egizi fu “provata” e accettata dal faraone. Tantalo era un re sia frigio che lidio. Alla corte di Creso (VI secolo a.C.), la città eretta da Tantalo potrebbe essere stata proclamata molto più antica di quelle egizie. Platone stesso data l’origine degli egizi a otto o diecimila anni prima della sua era, sarebbe stata una semplice deduzione anticipare Atlantide (cioè Tantalis) di un migliaio di anni.

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