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Quale identità celava la maschera di ferro?
29 Nov 2016

Quale identità celava la maschera di ferro?

Post by Administrator

Una delle vicende più note e misteriose legate alla corona francese risale alla fine del ‘600 durante il regno di Luigi XIV, il famoso re Sole. Nei sotterranei della Bastiglia fu imprigionato un uomo costretto ad indossare perennemente una maschera di ferro al fine di celarne la vera identità.

Re Sole e la Maschera di Ferro

Luigi XIV – Re Sole

Durante uno degli ultimi anni del lunghissimo regno di Luigi XIV, il 1703, un uomo misterioso morì nella Bastiglia. Aveva trascorso 34 anni in prigione, col viso eternamente celato da una maschera di velluto. Una lettera scritta da una principessa francese a un’amica alla corte di Londra parlava così del vecchio prigioniero: “Per molti anni, un uomo ha vissuto, mascherato, alla Bastiglia, e mascherato è morto. Due moschettieri erano sempre al suo fianco, per ucciderlo se si fosse tolto la maschera. Ci deve essere stato, senza dubbio, un motivo per questo, poiché sotto ogni altro aspetto era trattato bene. Era ben alloggiato, e gli davano tutto quello che voleva. Nessuno è mai riuscito a stabilire chi fosse“.

Prima Voltaire, nel 1751, e poi quasi cento anni dopo, il romanziere Alessandro Dumas, cambiarono, nei loro scritti, la natura della maschera, da velluto a ferro. E diffusero l’idea che il prigioniero fosse o lo stesso Luigi o un suo fratello gemello. Ma i fatti che si conoscono suggeriscono una soluzione del mistero ancora più strana. Dal momento in cui fu arrestato nella città portuale di Dunkerque nel 1669, il prigioniero fu assoggettato alle più straordinarie misure precauzionali. Quando lo trasferirono nella prigione di Pinerolo (allora possedimento francese), il governatore della fortezza, Saint Mars ricevette queste istruzioni: “Dovete minacciare il prigioniero di morte semmai apra bocca con voi su qualsiasi argomento che non riguardi i suoi immediati bisogni“.

Ogni volta che Saint Mars fu trasferito ad altre carceri, il prigioniero lo seguì trasportato in portantina accuratamente chiusa allo sguardo dei curiosi. Nel 1698, Saint Mars ebbe la carica di governatore della Bastiglia, ed anche allora, trent’anni dopo l’arresto, ebbe ordine di prendere tutte le precauzioni per impedire che l’uomo fosse riconosciuto.

A quanto pare, la maschera di ferro costituiva una precauzione, non un castigo. Eppure, nessun personaggio di rinomanza nazionale risultava sparito in quel periodo: perché dunque una simile precauzione? La chiave del mistero può risiedere nel fatto che il prigioniero aveva una stupefacente somiglianza con una persona molto importante, e che questa somiglianza poteva causare seri imbarazzi al potere. Molte e fantasiose le ipotesi avanzate sull’identità della maschera di ferro: il gemello del re Sole, un figlio della regina madre e del cardinale Mazzarino, Molière caduto in disgrazia o il sovraintendente Fouhuet.

L’ipotesi sostenuta dallo studioso inglese Lord Quickswood, che collima con tutti i fatti noti, è che il prigioniero fosse il vero padre di Luigi XIV. Durante i ventidue anni del loro matrimonio, Luigi XIII e Anna d’Austria non ebbero figli. Il cardinale Richelieu era a quel tempo l’effettivo sovrano della Francia, ed era nei suoi interessi che il re avesse un erede, che sarebbe poi stato controllato dalla fazione di Richelieu. Per quattordici anni, il re e la regina avevano vissuto praticamente separati. Ma Richelieu riuscì ad inscenare una riconciliazione formale. E con estrema sorpresa di tutta la Francia la regina mise al mondo un figlio nel 1638.

Dal momento che i coniugi regali non avevano mai avuto un figlio prima e si detestavano cordialmente, non è impossibile che Richelieu abbia persuaso la regina a rimanere incinta per opera di un giovane nobiluomo invece che da suo marito. Nella Parigi dell’epoca vi erano molti discendenti illegittimi dell’avventuroso Enrico di Navarra, tutti fratellastri di Luigi XIII, sicché non vi sarebbe stato bisogno di spingere le ricerche al di fuori del sangue reale dei Borbone. È indubbio che durante l’infanzia del principe a corte si diceva spesso che il giovane Luigi, robusto e irrequieto, era del tutto diverso da suo padre sempre malaticcio.

Se tale ipotesi risponde a verità, il vero padre dovette essere spedito all’estero, forse nella colonia francese del Canada. In seguito, può darsi che sia ritornato in Francia, immaginando che la faccenda fosse dimenticata o forse sperando di ottenere favori da parte del figlio, divenuto l’onnipotente re Sole.

È da supporre che l’uomo somigliasse troppo al sovrano, tanto che il suo aspetto sarebbe stato di imbarazzo per la corte e di minaccia per il trono stesso. Ecco perché il presunto padre del re morì come era vissuto, senza volto e senza nome. Come tutti quelli che finivano i loro giorni alla Bastiglia, fu seppellito sotto falso nome. Colui che poteva essere stato il padre di Luigi XIV fu iscritto sui registri dei decessi come Eustache Dauger, domestico.

Secondo un’altra ipotesi, la maschera di ferro potrebbe essere stato un italiano, il conte Ercole Antonio Mattioli, che vendette il trattato segreto tra la Francia e il duca di Mantova ai Savoia. Rapito da emissari francesi, Mattioli morì alla Bastiglia nel 1703.

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