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Il crudele destino di Kaspar Hauser
11 Feb 2017

Il crudele destino di Kaspar Hauser

Post by Administrator

Nel 1828, per le strade di Norimberga comparve dal nulla un ragazzo, dall’apparente età di 16 anni, che vagava senza meta e visibilmente frastornato. Indagando sulle sue origini, il giovane disse di chiamarsi Kaspar Hauser. I retroscena dell’avvenimento portarono alla luce una terribile storia di potere ed inganni.

Kaspar Hauser

Kaspar Hauser

Il lunedì dopo la Pentecoste del 1828, uno strano ragazzo dall’apparente età di 16 anni comparve improvvisamente a Norimberga. Indossava rozzi abiti da contadino, e tutti quelli che l’incontrarono lo presero per un idiota o per un ubriaco. Il nuovo arrivato portava con sé una lettera indirizzata “al Capitano del IV squadrone del VI cavalleria di Norimberga“.

Un calzolaio lo condusse alla casa del capitano, e il ragazzo disse soltanto: “Voglio essere un soldato come lo era mio padre“. Portato alla più vicina sede di polizia, rispose “non so” ad ogni domanda che gli veniva posta. Questo misterioso giovane sembrava avere l’età mentale di un bambino di tre o quattro anni. Quando gli porsero carta e penna, fu in grado di scrivere solo un nome, Kaspar Hauser.

Kaspar fu mandato a un centro di detenzione per vagabondi, mentre si esaminava la lettera non firmata che aveva con sé. Questa diceva fra l’altro: “Egregio capitano, vi mando un ragazzo che è ansioso di servire il suo re nell’esercito. Fu lasciato in casa mia il 7 ottobre 1812, ma io non sono che un povero lavorante a giornata, ho già dieci figli e abbastanza da fare per crescerli. Non l’ho lasciato uscire di casa fin dal 1812. Se non lo volete tenere, potete ucciderlo o impiccarlo nella cappa del camino“.

Kaspar fu portato nella casa del carceriere, che notò molte cose curiose in quel ragazzo selvaggio. Aveva una corporatura robusta ed i “piedi soffici come quelli di un bambino“. Il suo sorriso esprimeva una totale innocenza: non pareva avere altri mezzi d’espressione facciale. Quando provava a camminare, incespicava come un bambino che muove i primi passi.

Kaspar imparò rapidamente a parlare con frasi brevi e spezzate. Si nutriva unicamente di pane e acqua: qualsiasi altro cibo lo faceva star male. Non mostrava imbarazzo quando la moglie del carceriere gli faceva il bagno e sembrava non rendersi conto della differenza tra uomini e donne. Il carceriere ne concluse che il ragazzo non era un impostore e che doveva nascondersi un gran mistero intorno alla sua vita.

L’interesse del pubblico nei confronti del misterioso trovatello accrebbe di giorno in giorno, e un giovane studioso, il dottor Daumer, decise di prendersi cura della sua educazione. Alla fine, dopo un’estenuante fatica, Kaspar Hauser fu in grado di aprire degli spiragli sul suo stupefacente passato.

Dichiarò che prima di arrivare a Norimberga aveva visto un solo essere umano in tutta la sua vita. Per quanto lontano potesse spingersi con la memoria, gli pareva di esser sempre stato in una cella lunga due metri, larga uno e mezzo e alta meno di due. Stava sempre seduto o a giacere: aveva un materasso di paglia per dormire, e indossava una camicia a braghe di cuoio.

Ogni mattina trovava al suo fianco una brocca d’acqua e un pezzo di pane. A volte, l’acqua aveva un sapore amaro e lo faceva dormire: al suo risveglio trovava che gli erano stati cambiati i vestiti e tagliate le unghie. Nella cella non c’era luce.

Un giorno, un uomo era entrato e gli aveva insegnato a scrivere Kaspar Hauser e a dire “Voglio essere un soldato come lo era mio padre“. L’uomo poi si era caricato Kaspar sulle spalle e lo aveva portato fuori. La luce e l’aria aperta fecero svenire il ragazzo. Kaspar non ricordava altro, fino al momento in cui si era trovato ad errare nelle strade di Norimberga.

L’interesse per il ragazzo si diffuse in tutta Europa. Kaspar fu visitato da giuristi, medici e pubblici funzionari, convinti che si trattasse di un personaggio “speciale“. Data la notevole somiglianza di Kaspar coi membri della famiglia ducale del Baden, il misterioso ragazzo venne ripetutamente collegato con loro. Nel 1813, circa all’epoca della nascita di Kaspar, la famiglia aveva infatti subito la perdita di due principini.

Subito dopo la morte del granduca regnante, nel marzo 1830, il conte inglese Stanhope, che sembra fosse un amico del successore del granduca, fece richiesta di divenire il tutore di Kaspar, incarico che gli venne subito concesso.

Stanhope dichiarò pubblicamente che Kaspar era di origine ungherese e che non aveva legami con la dinastia di Baden. Tentò anche, con ogni mezzo, di persuadere altri a mutare le loro versioni della storia, dicendo di aver sempre pensato che si trattasse di un impostore. Ma un giure consulto tedesco, Anselm Ritter von Feuerbach, concluse che “Il delitto contro la libertà di Kaspar non poteva essere stato motivato da odio o vendetta, ma solamente da interessi egoistici. Kaspar Hauser è il figlio legittimo di principeschi genitori e fu relegato in disparte per aprire la via della successione ad altri eredi“.

Quando von Feuerbach morì improvvisamente, nel 1833, si vociferò che fosse stato avvelenato dopo aver trovato le prove dell’origine reale di Kaspar. Ma di tali prove non ne fu mai prodotta alcuna.

Come ogni altro aspetto della sua breve vita, la fine di Kaspar fu tragica e misteriosa. Un pomeriggio del 1833 fu attirato in un parco ad Ansbach con la promessa di rivelazioni sui suoi principeschi parenti e colpito al cuore con un pugnale. Riuscì, vacillando, a ritornare a casa, ma morì tre giorni dopo.

Si disse che la granduchessa Stefania di Baden, da molti ritenuta la madre di Kaspar, pianse amaramente apprendendo la sua morte. Suo marito, Karl, era stato l’ultimo della linea ducale diretta. La mancanza di eredi lasciò la successione aperta ai figli della contessa di Hochberg.

Una voce insistente sosteneva che quando Stefania diede alla luce il suo primo figlio, la contessa fece portare di nascosto nel palazzo il bambino morto di una contadina, e lo scambiò col piccolo principe, Kaspar Hauser appunto. La contessa lo avrebbe poi consegnato al maggiore Hennenhofer, che a sua volta avrebbe affidato il bambino alle cure di un suo soldato. Alcuni hanno persino sostenuto che Hennenhofer, messo alle strette, abbia confessato la parte avuta nel complotto. Ma la storia di Kaspar Hauser non potrà mai essere confermata, perché quando Hennenhofer morì tutti i suoi documenti privati vennero distrutti.

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