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Luigi II di Baviera, il costruttore di castelli
6 Feb 2017

Luigi II di Baviera, il costruttore di castelli

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Luigi II di Baviera salì al trono nel marzo del 1864 succedendo al padre Massimiliano II. Fin da giovane fu noto per la sua eccentricità benché fosse molto amato dai sudditi. Nel corso degli anni le stravaganze del sovrano aumentarono fino a valergli l’appellativo di “re pazzo”. Morì nel 1886 in circostanze poco chiare.

Luigi II di Baviera

Luigi II di Baviera

Non era compito dello stalliere addetto alla Reale Scuola di Equitazione porsi domande sui desideri del re. Se il padrone aveva deciso di cavalcare ininterrottamente attorno alla pista del maneggio dalle otto di sera fino alle tre del mattino, il suo dovere era quello di stare lì pronto e di provvedere, di tanto in tanto, al cambio dei cavalli. Del resto, il re era ben noto per la sua generosità coi domestici che sapevano assecondarlo: il reale stalliere venne infatti ricompensato con un orologio d’oro per aver “fedelmente scortato sua Maestà nella cavalcata da Monaco a Innsbruck“.

Il reale cavaliere era Luigi II di Baviera, il “re pazzo“, e quei viaggi immaginari su itinerari calcolati moltiplicando la lunghezza della pista del maneggio attorno alla scuola costituivano uno dei suoi innocui passatempi. L’orario un po’ scomodo era dovuto al fatto che, da tempo, il re aveva deciso di invertire il giorno con la notte, e viceversa. Eppure, quando era salito al trono succedendo al padre Massimiliano II, nel marzo 1864, il suo regno era parso promettente.

Certo, nel sangue di famiglia c’era qualcosa di strano, come una latente follia. Suo nonno, Luigi I di Baviera, si era innamorato perdutamente della danzatrice spagnola Lola Montez (in realtà era un’irlandese di nome Eliza Gilbert) alla bella età di sessant’anni, e per lei aveva sperperato il tesoro statale. E poi c’era una zia, la principessa Alexandra, una donna di talento, ma un po’ troppo preoccupata per la sua salute, convinta com’era di aver inghiottito un intero pianoforte di vetro. Ma il bel monarca diciottenne aveva conquistato immediatamente la fiducia dei bavaresi, dimostrando con i suoi primi atti di governo che sarebbe stato un sovrano attento e coscienzioso, nessuno al tempo, avrebbe mai pensato che fosse passato alla storia come il “re pazzo“.

Fin da quando, all’età di quindici anni, aveva ascoltato il Lohengrin di Wagner, Luigi II era divenuto un fanatico ammiratore del compositore tedesco. Wagner, in quegli anni, viveva nascosto per sfuggire ai suoi creditori. Appena salito al trono, Luigi II di Baviera incaricò il suo segretario di trovarlo ad ogni costo e di invitarlo a venire a Monaco, dove tutti i suoi debiti sarebbero stati pagati, e gli sarebbe stato fornito il necessario per continuare l’opera della sua vita senza altre interruzioni o preoccupazioni finanziarie.

Tra i due ebbe così inizio una profonda amicizia. Luigi aveva una vera e propria adorazione per il compositore; insieme a lui organizzava feste lussuosissime e si lanciava in ardite imprese artistiche. Se Luigi non badava a spese, la stravaganza di Wagner era di proporzioni regali. Presto cominciarono a circolare indiscrezioni per tutta la Baviera su quanto costasse il suo genio allo stato. Ma quando Wagner cominciò anche a volersi immischiare di politica, il re venne posto di fronte al dilemma di scegliere tra le sue relazioni private e i suoi doveri di re. Tristemente, Luigi II di Baviera fu costretto a chiedere a Wagner di lasciare Monaco, ma conservò intatta la propria devozione verso il compositore fino alla morte.

Fino a quel momento, i segni di eccentricità mostrati dal sovrano furono relativamente pochi, sebbene non mancarono diversi episodi “curiosi” come quella volta che mandò un divano a una delle sentinelle del palazzo reale che gli era parsa affaticata. Fu all’incirca in quel periodo che gli nacque la passione per la quale è maggiormente ricordato, quella di costruire castelli. Una testimonianza di sua madre, la regina Maria, informa che fin da piccolo gli piaceva giocare con le costruzioni di legno.

Nel 1868 il re scrisse a Wagner: “Ho in progetto di ricostruire un vecchio castello in rovina, quello di Vorderhohenschwangau, presso le cascate di Pollat, nell’autentico stile dei vecchi castelli cavallereschi germanici, e debbo dirvi quanto sia eccitato al pensiero di andarci poi a vivere“. Sarebbe stato un castello “nello spirito del Tannhauser e del Lohengrin“. Così tutto ebbe inizio. Quel castello sarebbe diventato Neushwanstein, la fiabesca costruzione issata su un vertiginoso pinnacolo montano. Poi vennero lo splendore barocco di Linderhof e l’opulenza di Herrenchiemsee, costruito su un’imitazione della Reggia di Versailles.

Ormai Luigi II si rinchiudeva sempre più nel mondo di sogno dei suoi castelli, allontanandosi dagli affari dello stato e non si accontentava più delle cavalcate sulla pista della Scuola di Equitazione. Nelle notti di inverno si lanciava in pazzesche corse per la montagna su un’adorata slitta rococò, attorniato da cocchieri, battista e lacchè costretti a indossare livree in stile Luigi XIV. La sua mancanza di interesse per gli affari di stato e l’eccessiva stravaganza non poterono essere tollerate in eterno. Nel giugno 1886, suo zio, il principe Luipold, lo fece dichiarare malato di mente e assunse la reggenza.

Confinato dal 12 giugno a Schloss Berg, nei dintorni di Monaco, pochi giorni più tardi Luigi II uscì nel parco per una passeggiata in compagnia del suo medico personale, il dottor Bernard von Gudden. Alcune ore dopo, non vedendoli tornare, i domestici organizzarono le ricerche. I due vennero ritrovati privi di vita, che galleggiavano in pochi metri d’acqua nel lago di Starnberg. Si avanzarono subito diverse ipotesi: delitto, suicidio o disgrazia, ma nessuna di esse poté essere provata. Nessuno è mai riuscito a chiarire il mistero della tragica fine di Luigi II di Baviera, il “re pazzo“, amante della musica e dei grandi castelli.

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