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Charles Darwin e l’evoluzione delle specie
2 Nov 2019

Charles Darwin e l’evoluzione delle specie

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Nel 1859 venne pubblicato un libro che presentava una nuova teoria in merito all’origine della specie umana. Si trattava de “L’origine delle specie” di Charles Darwin, un testo che fin dagli esordi scatenò un violento dibattito tra scienziati e teologi. A distanza di più di 150 anni dalla sua pubblicazione le teorie esposte da Darwin rimangono ancora motivo di accese dispute.

Charles Darwin

Charles Darwin

Il libro di Charles Darwin, “L’origine delle specie“, apparve per la prima volta nel novembre del 1859 e in breve tempo ebbe tre diverse edizioni. Proponendo, come causa delle nostre origini, il caso anziché uno scopo divino, la teoria di Darwin doveva affrontare, in uno scontro frontale, l’interpretazione letterale del racconto della creazione biblica. E, per il legame evoluzionistico tra l’uomo e la scimmia, venne ampiamente ridicolizzata come “teoria della scimmia”. In un dibattito con il biologo evoluzionista T. H. Huxley, il vescovo di Oxford Wilbeforce chiese sarcasticamente: “La vostra parentela con la scimmia è da parte di nonno o di nonna?“.

Le conclusioni implicite nella teoria di Darwin erano contrarie alla religione perché suggerivano che la vita era un processo casuale, senza alcuno scopo tranne la sopravvivenza. La teoria darwiniana è basata su due punti fondamentali:

  1. In natura si verificano minimi cambiamenti occasionali nella struttura o nella funzione di una specie. I soggetti utili sopravvivono, gli altri vengono eliminati per selezione naturale.
  2. Il processo di mutamento evoluzionistico è graduale, a lungo termine e continuo; si verifica in maniera identica in ogni periodo. L’effetto cumulativo dei piccoli cambiamenti, in un periodo di tempo protratto, serve a creare nuove specie.

La teoria era di certo affascinante: era logica, semplice e rassicurante, sembrava spiegarsi da sola. In soli dieci anni Darwin riuscì ad ottenere l’ampio e potente appoggio della comunità scientifica, che continua ancora oggi. Il consenso dell’ortodossia scientifica venne riassunto, nel 1959, da sir Julian Huxley, professore di zoologia e fisiologia al King’s College di Londra, con l’affermazione che la teoria evoluzionistica di Darwin “non era più un’ipotesi ma un fatto“. Nel 1976 Richard Dawkins, professore di zoologia ad Oxford, espresse altrettanto chiaramente lo stesso concetto sostenendo che “la teoria dell’evoluzione rischia di essere messa in dubbio quanto quella che afferma che la Terra gira intorno al Sole“.

È abbastanza stupefacente perciò che, nel 1977, Stephen Jay Gould, professore di zoologia e geologia all’Università di Harvard, abbia scritto che “le testimonianze fossili non supportano in alcun modo il cambiamento graduale“. È una sfida diretta ai presupposti fondamentali della teoria di Darwin. Nel 1982 David Schindel, professore di geologia all’Università di Yale, in un articolo sulla prestigiosa rivista “Nature” rivelò che l’ipotizzata graduale “transizione dai presunti antenati ai discendenti non esisteva“.

Che cos’era successo? Avevamo tutti chiuso gli occhi di fronte a un avvenimento importante? Avevamo trascurato un passaggio fondamentale? Pensavamo che il dibattito sull’evoluzione fosse concluso, ma ci sbagliavamo. L’origine delle specie è tuttora un mistero, come lo era al tempo di Darwin.

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