Onde radio e ricerca di vita extraterrestre

28 Lug 2018

Tra Scienza e Mistero

A detta di molti scienziati l’unico mezzo efficace per la ricerca di vita extraterrestre è rappresentato dalle onde radio. L’ascolto dei segnali provenienti dall’universo potrebbe un giorno rivelare l’esistenza di pianeti abitati da forme di vita alternative. Negli anni ’60 del XX secolo l’astronomo Frank Drake condusse diversi esperimenti in questo senso. 

Frank Drake

Frank Drake

La crescente consapevolezza della possibilità di altre forme di vita nell’universo ottenne un riconoscimento simbolico nel 1972, quando dagli Stati Uniti partì un’iniziativa singolare rivolta ad ipotetici abitatori della nostra Galassia con l’invio di un messaggio inciso su una targa di alluminio anodizzato in oro di 9 per 13,5 cm applicata ai supporti dell’antenna di una sonda spaziale, il Pioneer 10. L’anno dopo ne seguì un’altra sul Pioneer 11. Ideati da Carl e Linda Sagan, i messaggi davano delle indicazioni grazie a cui una civiltà aliena avrebbe potuto capirne la provenienza e gli autori.

Alla metà degli anni Ottanta le sonde avevano ormai valicato i confini del sistema solare, superando l’oscura e gelida regione occupata da Plutone. Nel 1980 un’altra sonda trasportò nello spazio un disco d’oro con i saluti provenienti dalla Terra in ben 54 lingue.

In quegli anni altri si accostarono alla ricerca di vita extraterrestre in modo più sistematico sebbene un tentativo in questo senso era già stato fatto negli anni Sessanta dall’astronomo Frank Drake, allora al National Radio Astronomy Observatory. Per oltre venticinque anni Drake è stato all’avanguardia nella ricerca di quelli che chiamava “i diamanti della civiltà” che dovrebbero essere sparsi tra le galassie. Drake era convinto che per trovarli bastasse ascoltare la radio.

L’universo pulsa di onde radio, un ronzio continuo di segnali provenienti dalle stelle, dalle galassie e perfino dal pulviscolo cosmico. Questi segnali sono dovuti a fenomeni fisici e, sebbene i radioastronomi abbiano appreso da essi molti dati sulla loro origine, mancano le prove di radiotrasmissioni volontarie. Tuttavia, poiché le onde radio viaggiano alla velocità della luce e sono facilmente utilizzabili per lanciare messaggi, sembra logico immaginare che ogni eventuale contatto tra civiltà diverse inizierebbe certamente via radio.

Il rumore dell’universo è continuo, proviene da ogni direzione e occupa l’intero campo di radiofrequenze. Non avendo a disposizione tempo, apparecchiature e denaro illimitati, occorreva fare delle scelte. Drake e i colleghi ritennero di dover restringere la ricerca alle radiofrequenze emesse dall’idrogeno (H), dal gruppo idrossile (OH) e dall’acqua (H2O), poiché l’idrogeno è l’elemento più abbandonate nell’universo e l’acqua quello essenziale per la vita così come la conosciamo. I radioastronomi definiscono “buco dell’acqua” la banda di frequenze di queste emissioni, da 1.000 a 40.000 MHz.

All’inizio Drake restrinse ulteriormente la ricerca di vita extraterrestre a due stelle relativamente vicine e simili per massa al Sole. Passò 200 ore a raccogliere segnali e poi analizzò il rumore alla ricerca dell’impronta e dell’intelligenza tra i segnali casuali. Ma l’impronta non c’era.

Un’apparecchiatura più moderna, come l’enorme radiotelescopio di Arecibo, a Portorico, con un’antenna del diametro di 305 m (la più grande del mondo), è in grado di duplicare in qualche secondo le duecento ore di ricerca di Drake. Dal 1960 Drake e collaboratori hanno fatto inutilmente oltre un milione di sondaggi in un’unica direzione a tutte le frequenze che il ricevitore può individuare. Ma parlare di insuccesso è forse esagerato. Dato il numero enorme di possibilità, quello che è stato finora esaminato si riduce a qualche ramo dell’immensa foresta celeste.

Gli appassionati sperano di poter disporre in futuro di maggiori fondi e di apparecchiature più sofisticate per proseguire l’annosa ricerca di vita extraterrestre. Negli anni Sessanta del secolo scorso venne proposto un ambizioso programma, il progetto Ciclope, che prevedeva la costruzione di una serie di mille radiotelescopi, ognuno del diametro di un campo di calcio circa. Operando all’unisono, avrebbero la potenza sufficiente a individuare una trasmissione televisiva a una distanza di centinai di anni-luce. Ma il dispositivo, il cui costo fu stimato già allora in dieci miliardi di dollari, non è stato finora ancora costruito.

Intanto si sono fatti alcuni progressi più modesti e gli scienziati impegnati in questo campo continuano ad ascoltare nel “buco dell’acqua” nella speranza che un giorno qualcosa spunti fuori dal rumore privo di senso ad annunciare che gli uomini non sono soli nell’universo. E anche se questo attivismo e queste speranze fanno magari storcere il naso agli scienziati ortodossi, non hanno mai suscitato le reazioni di scherno spesso riservate ingiustamente agli ufologi.

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