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Hapgood e la teoria dello slittamento dei poli
5 Gen 2017

Hapgood e la teoria dello slittamento dei poli

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Negli anni ’60, il professor Charles Hapgood propose una nuova teoria che permetteva di spiegare in maniera semplice e brillante il susseguirsi dei periodi di glaciazione sul nostro pianeta. Attraverso le sue ricerche venne gettata nuova luce sull’esistenza di enigmatiche mappe rinascimentali dell’Antartide.

Charles Hapgood

Charles Hapgood

Poiché l’Antartide è stata ufficialmente scoperta dagli inglesi solo nel 1819, la presenza di mappe dettagliate relative a quella regione e redatte in un periodo antecedente, sarebbe a dir poco inspiegabile. Eventuali carte geografiche che rilevino la linea costiera dell’Antartide così come si presenta sotto la spessa cappa di ghiaccio sarebbero motivo di ulteriore imbarazzo per la scienza: la loro esistenza costituirebbe una prova evidente dell’erroneità dell’attuale interpretazione della preistoria.

Le mappe in questione furono rese pubbliche per la prima volta negli anni sessanta dal professor Charles Hapgood, docente di storia della scienza al Keene College, nel New Hampshire, Stati Uniti. Hapgood era un teorico brillante e uno studioso di fama, tanto da potersi permettere di lanciare pesanti sfide ai dogmi accademici. Ebbe modo di esaminare le carte proprio quando era in procinto di dare una risposta alla fatidica domanda: quali furono le cause che determinarono la fine delle glaciazioni? Fin dal 1848 il grande naturalista svizzero Louis Agassiz aveva dimostrato che nel corso delle ere geologiche la coltre di ghiacci aveva interessato anche ampie zone del nostro pianeta che invece ora godono di un clima temperato. Da allora gli scienziati non hanno smesso di dibattere sul tema della glaciazione. L’ipotesi più diffusa individua la causa del fenomeno nella generale diminuzione della temperatura, provocata dallo spostamento dell’orbita terrestre e nell’inclinazione dell’asse N-S del nostro pianeta. Secondo Hapgood, tuttavia, questo non spiegherebbe i violenti sconvolgimenti che accompagnarono la fine dell’ultima era glaciale, quella meglio documentata.

Hapgood si chiese se, per caso, non fosse stato il peso stesso della calotta glaciale a sbilanciare periodicamente la Terra, provocando le glaciazioni. Assieme al suo collaboratore, l’ingegnere James Campbell, concluse che la crosta terrestre poggia sopra una massa interna più morbida, virtualmente liquida: quando il peso della calotta polare raggiunge il punto critico, la crosta più esterna scivola sul globo terrestre fino a trovare un nuovo stato di equilibrio. Quindi, mentre l’asse terrestre resta fisso, mantenendo le zone più fredde localizzate nei poli nord e sud, la crosta continentale scorre. Per esempio, se l’Europa dovesse scivolare di circa 3.000 chilometri verso nord, entrerebbe nella zona polare e si ricoprirebbe di ghiaccio.

Questo semplice meccanismo, secondo Hapgood, spiegherebbe il fenomeno noto come glaciazione: non ci fu uno sconvolgimento climatico, piuttosto il ghiaccio venne ridistribuito, man mano che le diverse parti del globo andavano ad occupare i circoli polari artico e antartico. Durante l’ultima “era glaciale” la baia di Hudson, in Canada, si trovava al polo nord, perciò tutta l’America settentrionale era sotto la morsa dei ghiacci. La fine dell’era glaciale, avvenuta circa 18.000 anni fa, stando a Hapgood coincise con lo scorrimento della crosta terrestre. Gradualmente l’America slittò verso sud e i ghiacci si sciolsero nel volgere di 10.000 anni. Inondazioni, terremoti e attività vulcaniche decimarono la flora e la fauna del Nord America e dell’Eurasia: le ceneri eruttate offuscarono i cieli della Siberia, i raggi del sole non poterono filtrare e la temperatura precipitò. Gli sconvolgimenti climatici costrinsero i giganteschi mammut a lasciare definitivamente la Siberia che, avvicinandosi sempre più al circolo polare, si stava trasformando in una terra inospitale caratterizzata dalla neve e dal permafrost, il terreno permanentemente gelato. Nell’emisfero meridionale, l’Antartide, che fino ad allora era stata risparmiata dai ghiacci, veniva colpita da un destino simile. Entro il 6.000 a.C. tutti i suoi confini si trovavano ormai all’interno del circolo polare e nel giro di 2.000 anni venne interamente ricoperta dai ghiacci.

La teoria di Hapgood venne pubblicata per la prima volta nel 1958 col titolo “Lo scorrimento della crosta terrestre” e, per quanto sembrasse radicale, fu ben accolta dai circoli accademici. L’introduzione all’edizione inglese portava la firma di Kirtley F. Mather, professore emerito di geologia ad Harvard ed ex presidente dell’Associazione Americana per il Progresso delle Scienze, mentre James C. Brice, professore di geologia all’Università di Washington, diede il suo autorevole avallo: “Le prove geologiche e geofisiche dello scorrimento dei continenti sono convincenti“. Perfino Albert Einstein ne rimase impressionato. Incuriosito dalla loro teoria intrigante, si unì ad Hapgood e Campbell e con loro discusse e perfezionò gli aspetti matematici del modello teorico, scrivendo l’introduzione originaria del libro e dando la stura alle discussioni accademiche. Hapgood sembrava aver imboccato la via giusta quando incappò nell’enigma delle prime mappe dell’Antartico.

Piri Reis

Piri Reis

La più famosa è quella disegnata dal navigatore turco Piri Reis (il capitano Piri, l’ammiraglio della flotta dei turchi ottomani) nel 1513. Nonostante fosse stata realizzata solo ventuno anni dopo la scoperta ufficiale del Nuovo Mondo da parte di Cristoforo Colombo, mostra nei minimi dettagli le coste del Sud America. La linea costiera del Brasile meridionale presenta una curiosa estensione, una sorta di coda, che punta verso l’Africa. In un primo momento si pensò che questo particolare non avesse fondatezza alcuna finché un moderno navigatore, il capitano Arlington Mallery, studiò la mappa e scoprì che era stata disegnata secondo una proiezione che aveva il suo centro al Cairo. Una volta chiarito questo aspetto, si poté procedere alla ridefinizione della carta ed ecco la sorpresa: la strana estensione dell’America del Sud, secondo Mallery, apparteneva in realtà alle coste dell’Antartide, così come apparivano prima che fossero ricoperte dai ghiacci.

Hapgood fu assai colpito dall’interpretazione di Mallery, in quanto non faceva che rafforzare l’ipotesi di una glaciazione recente dell’Antartide. Determinato più che mai a risolvere il mistero Hapgood utilizzò la mappa per uno studio interdisciplinare, coinvolgendo i suoi studenti al Keene College. Nel corso di varie ricerche essi appresero con stupore che altre mappe, risalenti al periodo rinascimentale, fornivano uno schema completo del continente antartico. In teoria nessuno avrebbe potuto tracciarle prima della scoperta ufficiale dell’Antartide avvenuta nel 1819, poiché la calotta di ghiaccio impediva qualunque esplorazione accurata delle coste senza l’ausilio delle navi rompighiaccio. Tuttavia, Mercatore, il famoso cartografo fiammingo del XVI secolo, disegnò con dovizia di particolari un grande continente compreso entro il circolo polare artico. La fonte del suo disegno, si scoprì, era la “Terra Australis” (terra meridionale) tratteggiata dal geografo francese Oronzio Fineo nel 1531. Hapgood e i suoi studenti ridisegnarono la mappa in base alle moderne proiezioni e furono colpiti dalla somiglianza con la conformazione dell’Antartide così come apparirebbe se fosse sgombra dai ghiacci. In particolare, Oronzio Fineo illustrava una sorta di “rientranza” triangolare lungo le coste di quel continente dalla forma grossolanamente circolare. Questo corrisponde esattamente al Mar di Ross, una baia a forma di punta di freccia che si incunea nell’Antartide. La rassomiglianza è a dir poco stupefacente.

Hapgood pubblicò le conclusioni nel 1966 nel libro “Maps of the Ancient Sea Kings“. Piri Reis sosteneva di aver avuto a disposizione diverse carte sorgente per disegnare la sua mappa, comprese le carte greche redatte durante il regno di Alessandro Magno (336 – 323 a.C.). È forse possibile che gli stessi greci avessero accesso a mappe ancora antecedenti, che affondavano le radici nelle nebbie dell’antichità? Hapgood fa un’ipotesi audace: forse sono esistite delle civiltà antecedenti la cui abilità nella navigazione andò perduta. Potrebbero aver esplorato e mappato le coste dell’Antartide, forse attorno al 4.000 a.C. poco prima che si chiudesse la fase finale della glaciazione. Non sappiamo chi fossero esattamente questi marinai e cartografi preistorici. Hapgood trascorse gran parte della propria vita, prima della morte sopraggiunta nel 1982, alla ricerca delle vestigia di questi “antichi re dei mari“.

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