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Un’insolita scoperta nella Grande Piramide
31 Gen 2017

Un’insolita scoperta nella Grande Piramide

Post by Administrator

Nel 1837, durante i lavori di sgombero dell’imboccatura del pozzo meridionale della Grande Piramide di Giza, venne riportato alla luce un piatto piano di metallo. La scoperta mise in profondo imbarazzo gli archeologi in quanto era inconcepibile che un pezzo di ferro battuto potesse essere contenuto all’interno della Grande Piramide.

Piatto di Metallo in Ferro Battuto - Grande Piramide di Giza

Piatto di Metallo Rinvenuto

Le due Camere principali della sovrastruttura della Grande Piramide di Giza, la Camera del Re e la Camera della Regina, sono dotate entrambe di due pozzi lunghi e stretti scavati in profondità nella muratura massiccia, uno rivolto verso nord e l’altro verso sud. Quelli che si dipartono dalla Camera del Re sbucano direttamente all’esterno, mentre quelli che hanno origine nella Camera della Regina si fermano all’interno del corpo stesso del monumento.

L’esistenza di pozzi nella Camera del Re fu rilevata e documentata per la prima volta dal dottor John Greaves, un astronomo britannico, nel 1636. Ma si dovette aspettare fino al 1837 perché venissero esaminati dal colonnello Howard Vyse con l’assistenza di due ingegneri civili, John Perring e James Mash. Un altro membro della squadra di Vyse era J. R. Hill, un inglese semisconosciuto che viveva al Cairo e che, nel maggio del 1837, fu incaricato di sgomberare l’imboccatura del pozzo meridionale (che emerge presso il 102° corso di muratura sulla facciata sud della Piramide). Secondo i metodi che Vyse aveva già utilizzato altrove, Hill fu incaricato di usare esplosivi ed è dunque responsabile del profondo sfregio verticale che si può osservare tuttora al centro della facciata meridionale della Grande Piramide.

Venerdì 26 maggio 1837, dopo un paio di giorni di esplosioni e di sgombero delle macerie, Hill scoprì un piatto piano di metallo delle dimensioni di 26 x 8.6 cm. A Vyse non parve vero di poterlo proclamare nella sua opera monumentale intitolata Operations Carried on at the Pyramids of Gizeh definendolo, “il pezzo più antico di ferro battuto finora conosciuto“. Viceversa Hill si accontentò di descrivere la scoperta in maniera sobria e corretta: “Attesto di aver trovato un pezzo di ferro vicino all’imboccatura del passaggio d’aria (pozzo), nella facciata meridionale della Grande Piramide di Giza, venerdì 26 maggio, e di averlo asportato da un giunto interno, dopo aver rimosso con l’uso di esplosivi due file esterne di pietre dell’attuale superficie della Piramide; e che nessun giunto o apertura di qualsiasi tipo era connesso con il giunto sopra citato, da cui il pezzo di ferro avrebbe potuto essere inserito dopo la costruzione originaria della Piramide. Ho anche mostrato il punto esatto a Mr Perring sabato 24 giugno“.

John Perring, ingegnere civile, esaminò in seguito il luogo preciso del ritrovamento. Insieme a lui era presente James Mash, ed entrambi “furono dell’opinione che il metallo doveva essere stato lasciato nel giunto durante la costruzione della Piramide, e che non poteva essere stato inserito in un momento successivo“. Alla fine Vyse spedì il misterioso oggetto, insieme alle certificazioni di Hill, Perring e Mash, al British Museum. Là, fin dal principio, la sensazione generale fu che non si trattasse di un pezzo autentico, perché il ferro battuto era sconosciuto all’età delle Piramidi, dunque doveva essere stato introdotto nella Piramide in tempi molto più recenti.

Nel 1881 il piatto fu riesaminato da sir W. M. Flinders Petrie, che trovò difficile per svariate e convincenti ragioni, concordare con queste analisi: “Benché siano stati sollevati alcuni dubbi riguardo al pezzo, esclusivamente per la sua rarità, le prove della sua autenticità sono molto precise; vi si può notare un calco di numulite (protozoo marino fossilizzato) sulla parte arrugginita, il che dimostra che è stato sepolto per intere epoche sotto un blocco di pietra calcarea numulitica, perciò è sicuramente antico. Non può dunque esservi dubbio sul fatto che sia un pezzo autentico“.

Malgrado l’autorevole opinione di uno dei più estrosi giganti dell’egittologia dell’epoca vittoriana, tutti gli studiosi di professione non furono in grado di accettare l’idea che un pezzo di ferro battuto potesse essere contemporaneo alla Grande Piramide di Giza. Una simile idea, infatti, è assolutamente contraria anche al più piccolo dei pregiudizi che gli egittologi diffondono in tutto il mondo, durante la loro carriera, a proposito del modo in cui le civiltà si evolvono e si sviluppano.

A causa di queste preoccupazioni, il piatto di metallo non fu più esaminato per altri 108 anni e fu soltanto nel 1989 che venne sottoposto a rigorose analisi ottiche e chimiche. Gli scienziati responsabili del lavoro furono il dottor M. P. Jones, assistente incaricato del Dipartimento di Ingegneria delle Fonti Minerarie dell’Imperial College di Londra, e il suo collega, il dottor Sayed El Gayer, assistente universitario della Facoltà di Scavi Minerari e Petroliferi all’Università di Suez in Egitto, che aveva ottenuto il dottorato in metallurgia dell’estrazione presso l’Università di Aston a Birmingham.

I due scienziati incominciarono il loro studio controllando la quantità di nichel contenuta nel piatto di metallo. Lo fecero per escludere anche la minima possibilità che fosse stato realizzato utilizzando metallo meteoritico (ossia metallo di meteoriti caduti, un materiale che, sebbene molto raramente, si sa per certo che è stato usato nell’età delle Piramidi). Il metallo meteoritico, come in questo caso, è sempre estremamente facile da identificare perché invariabilmente contiene una cospicua quantità di nichel, di solito il 7% o anche di più. Sulla base della loro prima analisi Jones ed El Gayer osservarono: “Possiamo escludere che il piatto di metallo trovato a Giza sia di origine meteoritica dal momento che contiene soltanto una minima traccia di nichel“. Il metallo, perciò, era opera dell’uomo. Ma come era stato fabbricato? Ulteriori test dimostrarono che era stato fuso a una temperatura compresa tra i 1.000 e i 1.100 °C. Da queste indagini risultò anche il fatto piuttosto strano che c’erano “tracce di oro su un lato del piatto di ferro“. Forse, pensarono Jones ed El Gayer, originariamente poteva essere stato “dorato, e quest’oro può indicare che fu fabbricato e che si trattava di un oggetto tenuto in grande considerazione quando fu realizzato“.

Ma in che epoca venne realizzato? Dopo aver completato uno studio estremamente accurato e dettagliato, i due esperti in metallurgia asserirono quanto segue: “Si può concludere, sulla base della presente indagine, che il piatto di ferro è molto antico. Inoltre, la dimostrazione metallurgica rafforza la dimostrazione archeologica secondo la quale il piatto fu incorporato nella Grande Piramide di Giza all’epoca in cui fu costruita“.

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