Lo strano rinvenimento delle lenti di Visby

14 settembre 2018

Scoperte Enigmatiche

Non è raro che studiosi di diverse discipline si ritrovino a confrontarsi nel corso delle loro ricerche con ritrovamenti che mettono in crisi le loro conoscenze. Il caso delle lenti asferiche di Gotland (conosciute come le “lenti di Visby”) è un esempio emblematico. Nonostante gli sforzi compiuti dai ricercatori il mistero rimane tuttora tale.

Lenti di Visby

Lenti di Visby

La lente è asferica. Il che è insolito, se si riflette che è stata fabbricata circa 1.000 anni fa. In quel periodo, infatti, gli studiosi iniziavano appena ad occuparsi della ricerca di leggi sulla rifrazione della luce“. Questa affermazione è tratta dalla tesi di Laurea di Olaf Schmidt, il cui relatore è stato Karl-Heinz Wilms con la supervisione del professor Bernd Lingelbach dell’Istituto di Ottica della Deutsche Fachhochschule di Aalen.

Alle loro ricerche dobbiamo un altro tassello della nostra storia fatta di “reperti folli e impossibili”. Oggi non ci meraviglia affatto avere a disposizione piccole lenti di ingrandimento, sottili lenti per occhiali e obiettivi perfetti per la macchina fotografica. Queste lenti moderne sono composte da superfici, perfettamente lappate, la cui curvatura viene calcolata elettronicamente. Sono “asferiche”, come tengono a precisare gli ottici, vale a dire sono diverse dalla curvatura sferica in uso da secoli e producono, perciò, immagini particolarmente nitide. Ed ecco la sorpresa. Ciò che oggi è frutto dell’alta tecnologia, dell’era dei computer, esisteva già nell’antichità.

Come tante avventure scientifiche, anche questa storia inizia in sordina. Mentre era impegnato ad allestire un’esposizione di ottica nel museo tedesco di Monaco, Karl-Einz Wilms si imbatté nell’Handbuch zur Geschichte der Optik (Manuale di storia dell’ottica) di Emil-Heinz Schmitz, dove era riprodotto uno strano oggetto: una lente biconvessa in cristallo di rocca risalente al primo medioevo, ritrovata nelle tombe vichinghe dell’isola svedese di Gotland.

Wilms misurò la lente illustrata e giunse a conclusioni sorprendenti“, racconta Olaf Schmidt, ingegnere ottico. “I dati rilevati evidenziavano che la qualità della formazione delle immagini di queste lenti era decisamente migliore rispetto a quella delle lenti da lettura sferiche in uso nel medioevo“.

Ricerche approfondite mostrarono che questo reperto, piccolo e controverso, non era un caso isolato. “La lente faceva parte di un tesoro di epoca vichinga (XI-XII secolo)“. A Gotland erano state ritrovate altre lenti simili. Alcune sono esposte nel Gotlands Fornsal, il museo storico di Visby, alcune nei musei di altre città, come ad esempio Stoccolma, oppure sono andate perdute.

Le peculiarità delle lenti di Visby erano davvero così straordinarie come si ipotizzava? E da dove provenivano? Incuriositi, nel 1997 Olaf Schmidt e Karl-Einz Wilms, sotto la guida del professor Bernd Lingelbach, partirono alla volta di Gotland. A Visby, la cittadina più importante dell’isola, esaminarono attentamente le lenti esposte sperando di svelarne ogni minimo segreto, grazie ai moderni processi di misurazione.

I risultati furono ben più che sorprendenti. Il test, infatti, rivelò che la lavorazione delle lenti di Visby era tanto precisa quanto quella dei prodotti moderni frutto delle più avanzate tecnologie. Schmidt affermò: “In alcuni casi la qualità della formazione delle immagini è talmente buona che queste lenti, fabbricate a mano 1.000 anni fa, si possono mettere tranquillamente a confronto con le moderne lenti asferiche, fabbricate avvalendosi dell’aiuto di macchine a controllo numerico computerizzato. Questa eccezionale qualità induce a pensare che gli scienziati dell’epoca disponessero di un bagaglio tecnologico decisamente più avanzato di quanto finora ipotizzato. A quanto pare si lavorava già al miglioramento della formazione dell’immagine delle lenti, molto prima che i matematici fossero in grado di descrivere correttamente le proprietà della rifrazione delle superfici“.

Ma chi erano questi misteriosi scienziati? Possiamo solo avanzare ipotesi. In quel periodo il cristallo di rocca veniva lavorato ovunque con grande frequenza. E’ possibile che i vichinghi ne siano entrati in possesso nel corso dei loro viaggi commerciali, per esempio a Bisanzio.

Oggetti di cristallo di rocca montati, e non, sarebbero comparsi a Gotland “in maniera piuttosto improvvisa alla fine dell’XI secolo“, costatarono i tre ricercatori. “E altrettanto improvvisamente scomparvero. Il che fa sorgere il sospetto che siano giunti nell’isola nella stessa circostanza: ad esempio trasportati da un commerciante oppure quale parte di un bottino di guerra“.

Grazie allo studio della lente raffigurata nell’Handbuch zur Geschichte der Optik, la stessa che aveva attirato l’attenzione di Schmidt, gli studiosi speravano di scoprire ulteriori indizi, ma, purtroppo, proprio questa lente andò persa. E così non restò loro altro da fare se non avanzare svariate ipotesi sull’identità e l’origine di questi misteriosi lappatori medioevali di lenti, che non hanno lasciato traccia in nessuna altra parte del mondo.

Olaf Schmidt, Karl-Einz Wilms e Berndt Lingelbach, tuttavia, proseguirono nelle loro ricerche sulle lenti di Visby con la riservatezza e la prudenza tipica degli uomini di scienza, formulano la loro ipotesi: “Superfici con una tale proprietà di formazione delle immagini come quella delle lenti esposte al museo di Visby, non possono nascere dall’ignoranza. Appare molto probabile che questo sapere empirico sia svanito nel nulla per circa 500 anni, fino a quando Cartesio, per primo, calcolò la superficie di rifrangenza ideale delle superfici. Ma è interessante da notare che Cartesio non possedeva uno strumento per fabbricare lenti con superficie asferica“. Questo, infatti, fu possibile soltanto nel XX secolo. Karl-Einz Wilms sosteneva che “nell’antichità esistevano conoscenze andate poi perdute“. Supponeva che antichi oggetti d’arte esposti in chiese e conventi contenessero numerosi tesori ottici che non aspettano altro che essere scoperti.

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