Il misterioso teschio di carbone di Freiberg

17 Lug 2018

Scoperte Enigmatiche

Verso la metà del XIX secolo fece la sua comparsa un reperto archeologico che mise in crisi i geologi del tempo nonché gli studiosi moderni che ancora  non riescono a dare una chiara spiegazione della sua origine e della sua natura. Per svelare i segreti più nascosti del “teschio di carbone di Freiberg” sarebbe necessario effettuare una nuova datazione.

Teschio di Carbone

Teschio di Carbone

Ufficialmente non vale nemmeno la pena di parlarne. Se si facesse un concorso per eleggere il ritrovamento più importante dal punto di vista storico, sarebbe difficile anche solo proporne la candidatura. Nemmeno i suoi più accesi fautori osano sperare che possa essere incluso nei volumi di storiografia ufficiale.

Questo reperto davvero singolare fa parte della Collezione Geologica della Technische Universitat Bergakademie di Freiberg. Negli ultimi 150 anni una mezza dozzina di esperti tedeschi, più per caso che per scelta, hanno esaminato questo oggetto, ma nessuno è riuscito a venire a capo del mistero che esso rappresenta.

Le prime notizie scientifiche relative al “teschio di carbone” risalgono al 1842. L’articolo, pubblicato nel’Archiv fur Mineralogie, Geognosie und Huttenkunde, era intitolato “Uber einen in Brauneisenstein und Bitume umgewandelten Menschenschadel” (Teschio umano trasformatosi in limonite e bitume). I lettori appresero per la prima volta gli studi condotti su un reperto misterioso rinvenuto fra gli oggetti lasciati in eredità da Loscher, un farmacista di Freiberg. Era suo, infatti, quel teschio chiaramente carbonizzatosi naturalmente.

Il geologo tedesco Bernd Nozon ha studiato a fondo l’articolo. “L’autore descrive il materiale come una sostanza scura, terrosa, opaca e combustibile, che si trasforma facilmente in polvere terrosa e marrone. La sua consistenza è simile a quella del talco, un minerale dolce. Pesa circa 200 gr. Un esame eseguito con la lente di ingrandimento non ha mostrato alcuna traccia di ossa. Nella distillazione a secco non si è liberata ammoniaca, certo indicatore di materiale organico. E’ stata invece riscontrata la presenza di vapore acqueo, gas infiammabili e catrame, componenti tipiche della lignite“.

Lo stesso Nozon scrisse: “Un’analisi quantitativa ha mostrato che il teschio è composto per metà di lignite e per l’altra metà di limonite e magnetite“. Nel 1923, a Dresda, il Dipartimento di Etnografia dello Zwingermuseum si interessò al teschio. Gli esperti espressero un giudizio lapidario: “Si tratta di un falso“.

Anche il geologo Gerhard Roselt ritiene che il teschio sia un manufatto. Nel 1988 ha sostenuto: “Il suo colore scuro e la sua struttura piena di crepe fanno escludere la presenza di ossa“. Persino i creazionisti americani, che credono fermamente all’autenticità di ogni parola della Bibbia e che sono ben lieti di annoverare questo genere di reperti fra gli indizi che contraddicono la teoria di Darwin, mostrano un certo scetticismo. A dire il vero, la faccenda sarebbe potuta essere archiviata per sempre se non avesse iniziato a interessarsene un giornalista del quotidiano locale “Freie Presse“. Nel 1998 riuscì a coinvolgere Frietjof Kaulen e Siegfried Pomplun, due radiologi dell’ospedale di Freiberg, che eseguirono una tomografia computerizzata nel reparto. Grande fu la loro sorpresa nello scoprire una struttura simile a quella dei cerchi annuali.

Un fatto, questo, che sorprese anche i geologi. “Non immaginavo che potesse emergere un risultato di questo genere“, ammise il dottor Arndt Lehmann, conservatore della collezione geologica della Bergakademie di Freiberg. “Dalle due sezioni di tomografia si evidenzia chiaramente che la massa di carbone ha una struttura stratificata concentrica. Al momento non sono in grado di dire in che modo sia stata creata“.

Anche per il geologo Bernd Nozon restano senza risposta numerose domande: “Come è stato già stabilito nel XIX secolo, il teschio è composto in parte da lignite. Tenendo conto di numerose circostanze, possiamo circoscrivere il luogo del ritrovamento o di fabbricazione del teschio alla regione della Boemia“. La formazione di lignite nel bacino della Boemia viene fatta risalire al Miocene superiore, quindi a circa 15 milioni di anni fa.

Stando alle attuali conoscenze, in quell’epoca, l’uomo non aveva ancora fatto la sua comparsa sulla scena“, fa notare Nozon. Lo studioso non se la sente di condividere in toto la tesi di Gerhard Roselt, secondo la quale si tratterebbe di un manufatto. “Lui dà per scontato che uno sconosciuto abbia modellato il teschio avvalendosi di resina, carbone e altri minerali vari. La resina che a suo avviso, sarebbe stata utilizzata, ha un punto di fusione compreso tra i 110 e i 360 °C. Non posso fare a meno di domandarmi: chi si sarebbe preso la briga di modellare, strato dopo strato, una sostanza della temperatura media di 200°?“.

Infatti il cosiddetto “falsario” di cui parla Roselt avrebbe avuto a disposizione metodi decisamente più semplici per modellare in maniera “credibile” il suo teschio. Perché mai, dunque, avrebbe dovuto scegliere il metodo più complicato?

Dati più precisi in merito alla vera natura del teschio misterioso li potrebbe fornire solo una nuova datazione che, però, al momento, non è prevista. A quanto pare, gli scienziati temono di andare a fondo nello studio di un reperto controverso.

Resta da sperare che perduri l’interesse dell’opinione pubblica nei confronti del “teschio di carbone di Freiberg”, così che non cada nell’oblio. Altrimenti un giorno o l’altro finirà in un qualunque scantinato, portando con sé i suoi segreti. Proprio come è già successo a tanti altri reperti misteriosi e controversi.

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