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La ricerca alchemica dell’oro spirituale
18 Set 2012

La ricerca alchemica dell’oro spirituale

Post by Administrator

Al contrario di quanto si crede solitamente, la vera ricerca alchemica riguarda il mondo spirituale quanto quello materiale. I veri iniziati sanno bene che la trasmutazione del vile piombo in oro è soprattutto una trasformazione interiore, un cambiamento diretto verso livelli di comprensione e di spiritualità più ampi ed elevati.

Alchimista al lavoro in laboratorio - Ricerca Alchemica

Alchimista al lavoro in laboratorio

Lodata da alcuni, che la considerano un nobile obiettivo, e derisa da altri, per i quali è una falsa scienza, l’antica arte dell’alchimia che tenta di mutare in oro i metalli vili, ha allettato per lungo tempo l’immaginazione umana. Nata in Egitto, probabilmente durante il I secolo d.C., l’alchimia venne praticata da cinesi, indiani, arabi e greci.

Poco si sa dei metodi alchemici antichi, ma si sono conservati molti testi medioevali. Da queste enigmatiche pagine si è capito che la ricerca di ricchezze condotta dai veri alchimisti riguardava il mondo spirituale quanto quello materiale. Scopo della ricerca alchemica sul piano materiale era quello di trovare la pietra filosofale, l’inafferrabile sostanza che si diceva agisse da catalizzatore nel processo alchemico teso a trasformare in oro puro i metalli vili. In termini molto semplificati, questo processo mistico, definito la “Grande Opera“, si articolava in tre fasi, ciascuna contraddistinta da un colore particolare. L’alchimista riscaldava la materia prima, probabilmente una miscela di sale, mercurio e zolfo, fino a portarla allo stato liquido, a farla disintegrare e diventare nera. Quindi, sempre con il calore, il liquido veniva essiccato e la materia ricostituita, ma questa volta il suo colore era bianco. Nella terza ed ultima fase, se l’alchimista fosse riuscito nel suo intento, il materiale si sarebbe ricombinato assumendo un colore rosso acceso, il colore della tanto ambita pietra filosofale.

Alle fasi chimiche della Grande Opera si supponeva corrispondessero parallele modificazioni spirituali nell’alchimista. Per citare il leggendario medico del XVI secolo Paracelso, l’alchimista “maturava” con la sua arte, come i metalli meno nobili maturavano in oro. L’atto di scomporre la materia prima corrispondeva al momento in cui l’alchimista scrutava senza pietà nell’intimo della sua anima fino a farla a pezzi e ucciderla. Si pensava che lo spirito risorgesse da tale sfacelo e l’alchimista lavorava duramente per creare l’equivalente spirituale della pietra filosofale, un’anima pura e immortale.

Gli alchimisti medioevali trascrissero i segreti della loro arte in illustrazioni e testi ricchi di oscuri simboli che sfuggirono ad ogni tentativo di interpretazione da parte di coloro che ignoravano l’alchimia. Benché gli scettici sostennero che tutta questa segretezza fosse un velo dietro cui si celava la vanità delle promesse dell’alchimista, ebbe probabilmente lo scopo pratico di evitare le accuse di eresia e le conseguenti persecuzioni. Secondo i sostenitori, inoltre, i testi erano sibillini per evitare che il sapere accumulato con tanta cura finisse in mani indegne.

Fin quasi dall’inizio, l’alchimia procedette in due direzioni: una dava risalto a quel tipo di sperimentazione pratica che avrebbe infine portato alla nascita della chimica moderna, l’altra era più orientata verso il misticismo. Nel XVIII secolo l’alchimia mistica e allegorica aveva ormai perso ogni rigore scientifico. Eppure delle due correnti sarebbe sopravvissuta proprio questa.

La maggioranza degli alchimisti contemporanei ritengono che la ricerca dell’oro e di un’anima pura siano strettamente collegate. Molti seguaci della New Age hanno colto le implicazioni spirituali dell’alchimia, simbolo di uno stile di vita che esalta la supremazia dei valori spirituali sugli obiettivi materiali.

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