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Le misteriose origini della Teosofia
16 Lug 2016

Le misteriose origini della Teosofia

Post by Administrator

Le origini della Teosofia risalgono al 1875 quando Helena Petrovna Blavatsky insieme con Henry Steel Olcott diede vita alla famigerata Società Teosofica destinata ad essere uno dei principali strumenti di diffusione e di studio delle scienze occulte in Occidente.

Henry Steel Olcott - Origini della Teosofia

Henry Steel Olcott

Durante la calda estate del 1874 Henry Steel Olcott, quarantaduenne avvocato e giornalista newyorkese, ottenne di realizzare un servizio sullo spiritismo, argomento di cui da tempo si interessava, e si recò a Chittenden, nel Vermont, per assistere a una lunga serie di sedute che richiamavano adepti e curiosi alla fattoria di un rozzo contadino di nome William Eddy. Risultò che le sedute notturne di Eddy evocavano soltanto la solita folla di spiriti di Indiani, marinai annegati, soldati della guerra di secessione e bambini. Insomma il tipico armamentario da seduta spiritica.

Ma un tiepido giorno di ottobre la vita alla fattoria fu notevolmente ravvivata dall’arrivo di una donna il cui bizzarro aspetto indusse Olcott a bisbigliare a un vicino: “Buon Dio! Guarda che strano tipo“. Abbigliata con una camicia rossa come quella dei garibaldini, la nuova ospite di riguardo era, come Olcott scrisse in seguito, una robusta signora di centodieci chili con un volto massiccio dai tratti mongoli e capelli biondi, corti e ricci “come il vello di una pecora“.

Dopo pranzo, Olcott seguì la donna fuori di casa e la vide arrotolarsi una sigaretta; l’avvocato-giornalista, che si considerava un uomo di mondo, sfoderò il suo francese più galante e si offrì di accendere la sigaretta. Così, in una circostanza occasionale ma densa di significato per il futuro della scienza e della filosofia occulte, Henry Steel Olcott conobbe la straordinaria Helena Petrovna Blavatsky, l’eccentrica signora di origine ucraina che avrebbe cambiato la sua vita e quella di molte altre persone. Un incontro che di fatto segnò le origini della Teosofia.

Per dirla con Olcott, lui e madame Blavatsky divennero ben presto “intimi amici“. Entrambi “sentivano di appartenere allo stesso mondo sociale, di essere cosmopoliti, liberi pensatori“. I loro rapporti si fecero più stretti al ritorno a New York, quando Olcott ricevette una lettera, scritta con inchiostro dorato su carta verde, firmata dal gran maestro di una certa Fratellanza di Luxor: “Sorella Helen ti condurrà alla porta dorata della verità“, dichiarava il gran maestro, e a quanto pare Olcott non aveva bisogno di grandi incoraggiamenti: si allontanò dalla moglie, cominciò a pagare l’affitto alla Blavatsky e nel giro di un anno andò a vivere con HPB, come lei amava farsi chiamare, in un modesto appartamento di Manhattan in cui la donna riceveva ogni domenica sera devoti spiritisti, cabalisti, massoni, rosacroce e altri ospiti che avevano in comune la passione per l’occultismo. Fu proprio durante una di queste riunioni, la notte del 7 settembre 1875, che Olcott ebbe l’idea destinata a legare per sempre il suo nome a quello di Helena Petrovna Blavatsky.

Dopo aver assistito alla conferenza sul “Canone perduto della proporzione degli Egizi” scarabocchiò su un pezzo di carta la fatale domanda: “Non sarebbe una buona idea fondare una società per questo genere di studio?“, e passò l’appunto a HPB, che segnalò la sua approvazione. La sera successiva, alla presenza di sedici persone, fu approvata una risoluzione in tal senso, e dopo qualche altra riunione Olcott fu nominato presidente della nuova società, di cui la Blavatsky divenne segretaria; ma nonostante la sua modesta carica fu sempre lei, allora e per il resto della sua vita, il capo carismatico dell’organizzazione.

Si cominciò allora a cercare un nome adatto. Come Olcott ha raccontato in seguito, ne vennero proposti parecchi, fra cui Società Egittologica, Società Ermetica e Società RosaCroce ma “nessuno sembrava davvero pertinente“. Infine, qualcuno decise di far ricorso a un dizionario e ne trasse il termine “teosofia“, cioè “sapienza divina” o “scienza di Dio“, che suggerisce al contempo un’aura esoterica e un sistema scientifico di investigazione delle verità occulte. Era quello il nome giusto: l’organizzazione si sarebbe chiamata Società Teosofica, con lo scopo dichiarato di “costituire il nucleo di una fraternità universale dell’umanità“, studiare le religioni, le filosofie e le scienze antiche e moderne e indagare “le leggi inesplicate della natura e i poteri psichici latenti dell’uomo“.

Si può certamente affermare che tali avvenimenti, accaduti più di un secolo fa, segnarono l’inizio di quella che viene oggi chiamata la Nuova Era, ma è vero anche che essi testimoniano che questa Nuova Era non era poi così nuova come talvolta si è creduto. Infatti la Società Teosofica sarebbe in realtà diventata un grande collettore attraverso cui fu incanalato e trasmesso alla cultura novecentesca occidentale gran parte del sapere occultistico dell’antichità e dell’Oriente. A questa società, più che a qualsiasi altra organizzazione, va il merito di aver scoperto e promosso l’interesse per le arti e le credenze mistiche, riprese in seguito dagli adepti della Nuova Era: il viaggio astrale, lo Zen, l’astrologia, la reincarnazione, il karma, i guru e gli swami, la meditazione trascendentale, le teorie vegetariane e un clima generale di accettazione del soprannaturale.

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