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Angeli e Santi: storia di un legame profondo
15 Feb 2016

Angeli e Santi: storia di un legame profondo

Post by Administrator

Le vite dei santi sono disseminate di esperienze mistiche che vedono come protagonisti degli angeli. Il legame che unisce i santi a questi esseri eterei è narrato in centinaia di aneddoti. Ecco dei brevi estratti dalle biografie di alcuni santi che mettono in luce la natura profonda di questo straordinario rapporto.

Santa Francesca Romana

Santa Francesca Romana

Santa Francesca Romana

Santa Francesca Romana (1384-1440) fu costantemente accompagnata, nel corso della vita, da figure angeliche, in particolare quella del suo angelo custode. Il primo intervento, intorno al 1393 avvenne quando l’angelo salvò Francesca e sua sorella Vannuza dalle acque del Tevere, dove erano scivolate. L’angelo apparve loro assumendo l’aspetto di un bambino di 10 anni, coi capelli lunghi e gli occhi splendenti, vestito di una tunica bianca simile a quella usata dai diaconi nelle liturgie.

L’angelo bambino restò con Francesca per 24 anni, dopodiché fu sostituito da un altro, descritto come assai più splendente, il quale le appariva spesso nell’atto di filare e tessere un filo d’oro, che rappresentava la sua stessa vita. Con l’approssimarsi della fine, Francesca vedeva l’angelo affrettarsi sempre più nell’intrecciare una tela ormai quasi ultimata. L’amicizia fra la santa e il suo angelo è testimoniata da alcuni affreschi quattrocenteschi di Antoniazzo Romano, che ornano la cappellina del monastero dedicatole nella città di Roma.

San Francesco

Francesco d’Assisi ricevette le stigmate nel 1224 sul monte Verna dalla magnifica e imponente immagine di un Serafino con sei ali infuocate. Ecco come San Bonaventura da Bagnoregio (1217-1257) riporta l’accaduto in una cronaca di qualche anno dopo: “Una mattina, verso la festa dell’Esaltazione della Croce, mentre pregava in un luogo appartato del monte, vide scendere dal cielo un Serafino con sei ali infuocate e risplendenti. Quando questi, con volo rapidissimo, giunse nell’aria vicino al luogo dov’era l’uomo di Dio, tra le ali apparve l’immagine d’un uomo crocefisso, con le mani e i piedi stesi in forma di croce e inchiodati alla croce. Delle ali, due si alzavano sul capo, due si aprivano al volo e due ne ricoprivano tutto il corpo. Colui che gli era apparso gli aveva detto anche alcune cose che egli per tutta la vita non avrebbe potuto mai rivelare a nessuno. C’è da credere, quindi, che le parole di quel Serafino, apparso mirabilmente in forma di croce, siano state tanto misteriose che all’uomo forse non è lecito pronunziare“. Ma quella non fu l’unica visita che gli angeli fecero a Francesco. Pare che alla chiesetta detta La Porziuncola essi fossero di casa e una musica angelica confortò il santo allorché fu colpito dalla grave infermità che lo immobilizzò fino alla fine della vita.

Anna Caterina Emmerich

Anna Caterina Emmerich (1774-1824) è la stigmatizzata alle cui visioni il poeta Paul Claudel dovette la sua conversione al cattolicesimo. La santa veniva trasportata dal suo angelo custode a migliaia di chilometri dal suo villaggio natale (Dulmen, in Vestfalia) il che le permetteva di portare in anteprima notizie provenienti da molto lontano. A proposito del suo angelo diceva:

Lo splendore emanante da lui è pari solo al suo sguardo: un raggio di luce. A volte passavo intere giornate con lui. Mi mostrava delle persone che conoscevo e altre che non avevo mai visto. Con lui attraversavo i mari alla velocità del pensiero. Potevo vedere molto lontano. Mi condusse dalla regina di Francia (Maria Antonietta) mentre era in prigione. Quando arriva per portarmi con sé solitamente vedo un debole chiarore e poi improvvisamente mi appare dinanzi come la luce di una lanterna che illumina le tenebre.

La mia guida è sempre davanti a me, a volte al mio fianco e non ho mai visto i suoi piedi muoversi. È silenzioso, fa pochi movimenti, ma talvolta accompagna le sue brevi risposte con un cenno della mano, o inclinando il capo. Oh, com’è brillante e trasparente! È serio e gentile e ha capelli setosi, fluttuanti e brillanti. Il suo capo non è coperto e l’abito che indossa è lungo e di un candore abbagliante, come quello di un prete.

Gli parlo liberamente e tuttavia non ho mai potuto guardarlo in viso. Mi inchino a lui ed egli mi guida con diversi cenni. Non gli faccio mai troppe domande perché la soddisfazione che provo solo sapendolo al mio fianco, mi trattiene. È sempre molto breve nelle sue risposte. Una volta mi persi nei campi di Flamske, ero terrorizzata, cominciai a piangere e pregare Dio. Improvvisamente vidi davanti a me una luce, simile a una fiamma, che si trasformò nella mia guida. La terra sotto i miei piedi diventò secca e né pioggia né neve cadevano più su di me. Ritornai a casa senza nemmeno bagnarmi“.

Santa Teresa d’Avila

Teresa d’Avila (1515-1592), riformatrice dell’Ordine delle carmelitane, prima donna nominata Dottore della Chiesa, narrò così la sua estasi: “Vedevo vicino a me, sul lato sinistro, un angelo con sembianze corporee. Era piccolo e molto bello. Con il suo viso appassionato pareva essere tra i più elevati tra coloro che sembravano incendiati d’amore, che io chiamo cherubini poiché non mi hanno mai rivelato il loro nome. Ma vedo chiaramente nel cielo una così grande differenza tra certi angeli e altri, che non saprei nemmeno spiegarla. Vedevo dunque l’angelo che teneva in mano un lungo dardo in oro, la cui estremità di ferro pareva infuocata. Mi sembrava che lo conficcasse dritto nel mio cuore, fino a giungere alle viscere. Quando lo estrasse, si sarebbe detto che il ferro le avesse portate via con sé e mi lasciò tutta immersa in un infinito amore per Dio“.

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