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Il primo miracolo della Madonna di Lourdes
15 Apr 2016

Il primo miracolo della Madonna di Lourdes

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Nel marzo del 1858, Catherine Latapie fu protagonista del primo miracolo della Madonna di Lourdes riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa Cattolica. Nonostante le molteplici guarigioni registrate nella famigerata località pirenaica, in un secolo e mezzo di storia solo 67 casi sono stati classificati come miracoli. 

Catherine Latapie e il Primo Miracolo della Madonna di Lourdes

Catherine Latapie

La storia di Lourdes è indissolubilmente legata al fenomeno dei miracoli che suggella uno dei motivi di maggior fascino e di continuo pellegrinaggio da tutte le parti del mondo verso la località pirenaica. I dottori che operano presso l’Ufficio Medico di Lourdes (Bureau Medical de Lourdes) di norma sono i primi a raccogliere le testimonianze delle persone che si affacciano alla loro porta affermando di aver ricevuto il dono di una guarigione inspiegabile secondo la metodologia scientifica. Da quel momento si avvia un lungo e meticoloso lavoro di verifica scandito da regole ferree e dettate in primo luogo dal Magistero della Chiesa. Tanto è vero che delle migliaia di dossier pervenuti sul tavolo dei decisori, vale a dire della commissione ecclesiastica chiamata ad esprimersi attraverso il pronunciamento ultimo del vescovo della diocesi, dal 1858 a oggi solo 67 sono stati riconosciuti a tutti gli effetti come miracoli. Sebbene gli stessi medici dell’ufficio locale riconoscono che i miracoli autentici sono ormai nell’ordine delle migliaia di unità. Come è noto, però, la Chiesa preferisce agire con estrema prudenza davanti a vicende così delicate e sottolinea sempre come essa non obblighi nessun fedele a credere alla natura miracolosa di una guarigione, rimandando al giudizio personale del singolo credente in modo che possa trarne le conseguenze più adeguate per la propria vita e la propria fede.

Il primo miracolo avvenuto a Lourdes ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa, risale al 1 marzo 1858, quando le apparizioni della Madonna a Bernadette Soubirous  presso la grotta di Massabielle erano ancora in corso. A beneficiarne fu Catherine Latapie, una donna assai brusca nei modi, povera e per nulla devota alla Vergine. La donna risiedeva a Loubajac, un’anonima località che distava appena sei chilometri da Lourdes. Catherine aveva 38 anni, era sposata, madre di due figlioletti e custode in grembo di una nuova vita. Per lei i giorni del parto erano prossimi; stava entrando, infatti, nel nono mese di gravidanza. All’incirca due anni prima la donna, cadendo da una quercia, si era slogata il braccio. Il medico che la prese in cura riuscì a ridurre la lussazione, tuttavia due dita rimasero piegate, contorte e paralizzate. Quello sfortunato incidente l’aveva resa inabile della mano destra, la sua unica fonte di guadagno in quanto, per racimolare pochi denari, la sua occupazione era quella di cucire a maglia e di filare. Per la sopraggiunta paralisi, non poteva più farlo e questo, per la sua poverissima famiglia, rappresentava una grande disgrazia.

Catherine, come detto, abitava assai vicino a Lourdes e così le fu inevitabile venire a conoscenza, seppur per sommi capi, della misteriosa vicenda che riguardava una pastorella che diceva di vedere la Madonna. La cosa la colpì, facendole sorgere il desiderio di andare a vedere con i propri occhi la grotta delle apparizioni e la fonte che a Lourdes, a quanto si diceva, riusciva a confortare i malati. Anche perché Catherine voleva domandare una cosa precisa alla Madonna, se per davvero si presentava alla giovane e malaticcia Bernadette: la guarigione della propria mano menomata.

E così, meno di una settimana dopo l’apparizione, Catherine Latapie arrivò alla già famosa grotta portandosi appresso i due figlioletti. Si trattò di una faticaccia, perché il peso del bimbo in grembo si faceva sentire. Non appena giunse al luogo desiderato, la donna si accorse immediatamente del corso d’acqua, una sorta di ruscelletto, che dalla grotta sgorgava, bello limpido, per raggiungere e farsi tutt’uno con il torrente sottostante. Catherine rimase a fissare la grotta, poi, cosa che non faceva dai tempi della fanciullezza, ritrovò il gusto improvviso di recitare una preghiera. La indirizzò alla Madonna, offrendole la sua fatica, la sua piccola croce, che le stava impedendo anche di congiungere le mani in segno di devozione.

Rimase immobile per qualche minuto e, stranamente, anche i bambini ebbero la pazienza di acquietarsi davanti alla grotta del Mistero. Nella testa di Catherine si alternavano mille pensieri; vedeva la fonte innanzi a sé, ma rimaneva ferma, quasi che non volesse compiere il gesto che ormai poteva ritenere del tutto naturale. La fonte era lì, a un passo, e la stava invitando. Aveva senso resistere ancora a quel richiamo che proveniva dall’alto? Al disegno divino che era cominciato in quella grotta sconosciuta ai più con la prima apparizione della Madonna a Bernadette l’11 febbraio 1858? No, che non aveva senso restare immobili davanti all’affascinante possibilità. Lei doveva compiere il passo, fare il gesto e poi chissà. Chissà se la Vergine avrebbe esaudito il desiderio di guarigione di una donna che non era per nulla devota, e che di rado andava in chiesa, semmai ci andava. Non c’era altra via doveva affidarsi alla Vergine.

Catherine Latapie, formulata l’ultima supplica alla Madonna, immerse finalmente la mano nella fonte. Il sollievo che avvertì fu immediato, ma ancora non capiva bene quel che era avvenuto. Ma quando i suoi occhi videro l’arto appena estratto dall’acqua limpidissima, lo stupore le irradiò il volto: le sue dita che non sentiva più da quasi due anni e che fino a qualche attimo prima erano contorte e inermi ora si erano distese, avevano recuperato interamente la loro funzione. Catherine poteva muoverle, piegarle, stringerle a pugno. La felicità la assalì, incontenibile. Tuttavia si ricordò subito di colei che le aveva fatto quella Grazia meravigliosa e allora si raccolse in preghiera, potendo questa volta congiungere le mani e alzarle verso l’incavo dove la Madonna appariva alla giovane Bernadette. Catherine pregava e nello stesso tempo voleva sciogliersi in pianto tanta era la sua felicità. Pregava e pensava al ritorno a casa, alla gioia di far vedere la propria mano al marito, alla possibilità di poter tornare finalmente alla sua occupazione, di poter nuovamente lavorare la maglia e filare la lana. Pregava e pensava ai suoi figli, a quanto voleva loro bene e al terzo che stava per venire alla luce.

Ma proprio in quel momento un dolore vivo e forte colse Catherine piegandola in avanti. Erano le prime contrazioni della gravidanza, che per lei era ormai giunta al nono mese. La paura la assalì e anche i figli si spaventarono nel vedere la propria madre sofferente. A quel punto Catherine fece l’unica cosa che appariva sensata in quel frangente: pregò la Vergine di assisterla ancora e di permetterle di raggiungere la sua casa. Tirò a sé i suoi figli e incominciò a muovere i passi verso Loubajac. La donna riuscì a trovare forze insperate per compiere il tragitto in tutta fretta approfittando del momento di pausa delle doglie, quasi che pure esse avessero compreso la situazione. Entrata in casa non ebbe neppure il tempo di prendere fiato che le doglie si annunciarono di nuovo, con sempre maggiore insistenza e regolarità. Ormai il parto era prossimo.

Ma a quel punto Catherine era tranquilla, perché aveva potuto toccare con mano di essere protetta dalla Madonna. Infatti senza aiuto del dottore e senza provare alcun dolore, la donna diede alla luce un bel bambino cui venne imposto il nome di Jean-Baptiste. Il fatto meraviglioso è che quel bimbo, una volta adulto e cresciuto nella consapevolezza della fede, prese i voti diventando un sacerdote assai amato da tutta la comunità.

La guarigione di Catherine Latapie, con tutto quel che di buono e di bello ne seguì, avvenne dopo diciotto mesi di paralisi di tipo cubitale (cioè a carico dei muscoli interossei) per stiramento traumatico del plesso brachiale. Fu il primo miracolo riconosciuto dalla Chiesa grazie all’intervento provvidenziale della Madonna di Lourdes.

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