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Wicca: la religione della Natura
10 Giu 2016

Wicca: la religione della Natura

Post by Administrator

Prima dell’avvento dell’era cristiana, i pagani credevano che la Natura rappresentasse la manifestazione del divino di cui l’uomo era parte integrante. Quest’idea è presente tuttora nel movimento Wicca i cui adepti si rifanno ad antichissime tradizioni e rituali risalenti alle religioni pagane dell’Europa antica. 

Simboli Wicca

Simboli Wicca

Stando a quanto afferma la dottrina della Chiesa Cristiana, il culto della Wicca (dall’inglese “witchcraft”, ossia “stregoneria”), collegandosi ad antiche ritualistiche pagane deve considerarsi “satanico”.

La cosa non solo è impropria ma impossibile, dal momento che, la figura di Satana fa il suo ingresso nel mondo soltanto nel IV secolo come invenzione cristiana (lo stesso termine Wicca è recente, essendo stato introdotto al posto di stregoneria o Magia da Gerald Gardner dell’Ordine Ermetico della Golden Dawn soltanto negli anni ’40 del XX secolo) a significare quanto i culti pagani siano di gran lunga più antichi dei tempi cristiani. Cosa ulteriormente confermata dal fatto che se nell’Antico Testamento non si fa cenno alcuno a Satana, molto sovente invece si fanno riferimenti alle streghe e alla magia.

Si racconta, per esempio, che lo stesso re Saul, prima della grande battaglia di Ghilboa, andò a consultare la celeberrima Pitonessa di Endor (1 Samuele 28:7-25). Comuni sono anche le elencazioni delle virtù che fanno capo alle pozioni magiche, come detto in Genesi (30:14-16) a proposito della storia di Giacobbe (il progenitore delle tribù di Israele), quando si racconta che le sue mogli facevano uso della radice di mandragola come afrodisiaco, ingrediente di filtri amorosi. A stretto rigore, la parola inglese “witch” quando è tradotta come “strega” lo è in modo improprio; sarebbe meglio dire “donna dell’oracolo”, tuttavia, chiusa questa piccola parentesi, è comunque assodato che donne dotate di particolari poteri e capaci di manipolare filtri e talismani per svariati fini esistevano nell’antichità molto prima che la cristianità inventasse le figure del Diavolo e dell’Anticristo.

Se si pone attenzione, è facile rendersi conto che, col progredire nei secoli, il racconto biblico muovendosi dalle più antiche origini al I millennio a.C. si fa via via sempre più rigido e severo nei confronti di streghe, maghi, pitonesse e negromanti, ritenuti una vera e propria minaccia per l’incombente e unico Dio degli Israeliti (questo non tanto perché in queste figure si vedesse una forma di satanismo negativo così come siamo abituati a pensarlo oggi, quanto perché la loro capacità di esaltare e dominare le forze della natura non solo tendeva a riconoscere in essa tante altre divinità, ma sottraeva potere a quello che doveva essere considerato il solo Dio, il “prescelto” a cui tutto doveva in qualche modo riportarsi e a cui ogni cosa doveva essere sottomessa). All’epoca molti erano gli dèi e le dee grandemente venerati e l’Antico Testamento ne cita più di uno, come compare, per esempio, nella storia di re Salomone che non era affatto alieno a venerarli (1 Re 11:5-7). Perché, com’è ormai palese, fu solo con l’avvento della Chiesa Cristiana che di tutte queste divinità venne fatto un unico fascio e tutte confluirono in un unico abominevole essere: Satana.

In maniera graduale, mentre all’interno della cultura giudaico-cristiana Geova si andava trasformando in una divinità sempre più razionalizzata e in individualità assoluta, tutte le tradizioni pagane vennero abbandonate, cedendo il passo al nuovo dio, signore incontrastato di tutte le cose. Più avanti ancora, la sua concezione si fece del tutto astratta, così da perdere qualsiasi rapporto con la fisicità dell’essere umano.

Nella concezione del paganesimo il Cielo e la Terra non erano altro che il riflesso della Natura, di cui anche l’umanità era soltanto una parte. Al contrario, per Ebrei e Cristiani la Natura, intesa come un tutto (compreso il Sole e i Cieli) era da considerarsi come ancella di Dio, al quale si attribuiva la gloria di aver creato ogni cosa: “I Cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annunzia l’opera delle sue mani” (Salmi 19:1).

In questa prospettiva, poiché Geova trascendeva anche la Natura, ne conseguiva che veniva meno l’antica armonia che da sempre aveva legato l’uomo al contesto naturale del pianeta. In contrasto, coloro che non si convertirono, vale a dire chi decise di mantenersi pagano, continuò a credere che il divino si manifestasse nella Natura e che all’interno di questa si manifestasse ogni cosa, umanità e divinità tutte comprese. Concetto, questo, alieno al pensiero cristiano ortodosso che preferiva abbracciare il concetto della sudditanza della Natura. Frutto di tutto questo fu la frattura dell’equilibrio esistente fra l’uomo e i fenomeni del mondo fisico, con la perdita di un valore di assoluta importanza, vale a dire l’integrità del tutto.

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