Rosemary Brown e gli spartiti medianici

24 Gennaio 2019

Fenomeni Medianici

Rosemary Brown è stata uno dei medium più discussi del ‘900. La sua notorietà crebbe enormemente quando affermò di trascrivere composizioni musicali ricevute medianicamente da parte di alcuni tra i più grandi compositori della storia della musica come Beethoven, Bach, Chopin, Schubert, Rachmaninov, Liszt e diversi altri.

Rosemary Brown

Rosemary Brown

Quando Igor Stravinsky apparve a Rosemary Brown, quattordici mesi dopo la sua morte, e le dettò alcune pagine di musica, la donna non ne fu sorpresa. Si trattava, disse, del ventesimo compositore defunto che si serviva del suo straordinario talento.

Rosemary Brown aveva solo sette anni quando fu introdotta nel mondo dei musicisti defunti. Uno spirito dai lunghi capelli bianchi, rivestito di una tonaca nera, le apparve in sogno, le disse di essere un compositore e le promise di farla diventare una famosa musicista. Rosemary non sapeva chi fosse lo spettro; lo scoprì solo dieci anni dopo, quando vide un ritratto di Franz Liszt.

La madre e la nonna della bambina erano state delle appassionate di spiritismo, e Rosemary stessa cominciò a dimostrare notevoli poteri psichici ad un’età molto precoce. Parlò infatti ai suoi genitori di eventi che avevano preceduto la sua nascita, e quando le chiesero come faceva a conoscerli, rispose che glieli avevano narrati “i suoi visitatori”.

Liszt non le riapparve fino al 1964; Rosemary Brown, nel frattempo, si sposò ed ebbe due bambini. Andò ad abitare in una casa vittoriana di Londra, rimase vedova e non aveva, all’apparenza, nulla di eccezionale.

Prima del 1964 non aveva mai dato molta importanza alla musica e non aveva che una modesta istruzione in proposito. Dopo la guerra, comprò un pianoforte di seconda mano e per un anno prese lezioni. Ma uno dei suoi vicini, un organista, non aveva grande stima del suo talento: “Sapeva appena strimpellare un inno“, disse in seguito.

Poi nel 1964, Liszt riprese i contatti; e grandi composizioni di grandi musicisti del passato cominciarono ad arrivare in abbondanza. La signora Brown trascrisse pezzi “firmati” da Beethoven, Bach, Chopin, Schubert, Rachmaninov e, naturalmente dello stesso Liszt.

Questo repertorio includeva una sonata di Schubert di quaranta pagine, una Fantasia in tre movimenti di Chopin, dodici lieder di Schubert e due sonate di Beethoven, oltre alla sua decima e undicesima sinfonia, entrambe incompiute.

Ciascun compositore aveva la sua maniera di dettare. Liszt dirigeva le mani del medium sul piano, poche battute per volta; poi la donna trascriveva le note. Altri, come Chopin, le dettavano le note e poi spingevano le sue mani sui tasti.

Schubert tentò di cantarle le sue composizioni ma, osservò la Brown, “non aveva una gran voce“. Beethoven e Bach le dettavano semplicemente le note: un metodo che le dispiaceva affatto, perché non aveva idea “di come veniva la musica“.

Tutti quei musicisti parlavano a Rosemary Brown in inglese, il che non la sorprendeva: “Perché non avrebbero dovuto seguitare a studiare dall’altra parte?“. Ma quando erano agitati, era facile che ricadessero nella loro lingua natale: “Mein gott!” esclamò un giorno Beethoven, quando erano sprofondati nel lavoro e il campanello della porta si era messo a suonare.

L’opinione dei critici sulle trascrizioni di Rosemary Brown fu molto varia, ma la maggioranza ammise che, in molti casi, era evidente la somiglianza con le opere dei vari compositori.

Imitazioni e falsi sono già stati tentati in passato, ma per fare questo è necessaria una considerevole educazione musicale. Le nozioni di Rosemary in questo campo erano invece così ristrette, che la donna non era in grado di eseguire la maggior parte dei “pezzi” a lei dettati. Ben presto, però, migliorò la sua tecnica: Brahms la fece esercitare perché acquistasse maggiore abilità di dita; Rachmaninov e Liszt curarono il suo stile migliorandolo notevolmente.

Rosemary Brown fu accuratamente analizzata da musicisti e da psicologi; nessuno riuscì a individuare come potesse imbrogliare il pubblico ammesso che lei stesse raccontando frottole. Maurice Barbanell, direttore dell’edizione londinese di Psychic News, dichiarò: “Sembra un medium chiaroveggente e chiarosenziente nello stesso tempo. Quello che fa è paragonabile a ciò che centinaia di altri medium hanno fatto; l’unica differenza, è che qui sono coinvolti famosi musicisti“.

Secondo altre spiegazioni avanzate i compositori avevano lasciato spartiti sconosciuti, e Rosemary era in grado di leggere quei fogli, usando inconsapevolmente, una forma di telepatia. E ancora: sempre per telepatia, la donna “raccoglieva” la musica dalle persone che le stavano intorno. Comunque fosse, la Brown non passava certo il suo tempo in compagnia di musicisti che fossero in grado di comporre brani alla maniera di Bach e di Beethoven.

Della musica, poi, Richard Rodney Bennett, noto compositore inglese, diceva: “Un quantità di persone sa improvvisare; ma non è possibile fabbricare musica come questa senza anni di esercitazione. Io stesso non sarei stato in grado di mettere insieme le parti che vengono attribuite a Beethoven“.

Hephzibah Menuhin, la concertista sorella di Yehudi, rimase anche lei molto impressionata: “La sua sincerità è fuori discussione. E la musica è assolutamente nello stile dei compositori ai quali viene attribuita“.

Alain Rich, il critico musicale della rivista New York, si mostrò di parere diverso. Dopo aver udito una registrazione privata di brani per pianoforte più semplici “composti” dagli spiriti di Bach, Beethoven, Chopin e Debussy, Liszt e Schubert, concluse che non erano altro che rievocazioni scadenti di alcune delle loro migliori composizioni e che non possedevano nulla di originale. Al solito, non sempre tutti i pareri possono essere concordi.

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