Il simbolismo occulto dei rituali di iniziazione

17 ottobre 2012

Sette Segrete

I rituali di iniziazione sono passaggi obbligati presenti in molte sette e gruppi di carattere esoterico. Esempi di riti di iniziazione si trovano in tutte le culture e nei contesti più disparati. Tali riti rappresentano un passaggio che consente al candidato di entrare a pieno titolo in un gruppo per condividerne tradizioni e segreti. 

Rito di iniziazione alla Massoneria

Rito di iniziazione alla Massoneria

Raggiungere una posizione sociale privilegiata, conoscere i segreti, comprendere i misteri. In queste promesse consiste il fascino delle sette segrete sin dagli albori dell’umanità, poiché rispondono all’aspirazione quasi universale degli uomini di essere accettati dai loro pari, di far parte degli eletti, degli iniziati. L’iniziazione è il rito per il quale si viene ammessi a far parte di un gruppo: dopo aver dimostrato di essere degni di appartenere alla cerchia ristretta ove si aspira ad entrare, il nuovo arrivato è messo a conoscenza del sapere e dei segreti che conferiscono al gruppo stesso il suo speciale carattere ed il suo fondamento.

L’iniziato può essere chi entra a far parte di un’associazione studentesca, oppure un aborigeno australiano alle soglie della virilità, o un candidato alla Massoneria; ciò che gli viene offerto può essere la chiave di presunti enigmi cosmici e magici, ma anche semplicemente una stretta di mano segreta che lo lega ai suoi nuovi fratelli. Per quanto i rituali differiscano da una setta all’altra nei particolari, le caratteristiche di fondo dell’iniziazione rimangono comunque identiche.

Il giuramento di mantenere il segreto è in genere un momento essenziale della cerimonia, in quanto è proprio ciò che si tiene nascosto che determina l’esistenza e l’identità del gruppo. Spesso si ritiene che la forza del sapere rivelato all’iniziato dipenda proprio dalla sua segretezza, come lascia intendere questo detto degli Indiani Zuni dell’America Sudoccidentale: “Un potere divulgato è un potere perduto“.

Nei rituali di iniziazione, il candidato diviene il principale attore di una rappresentazione che mette in scena il suo passaggio da estraneo a membro del gruppo. Rappresentazione durante la quale di solito viene trattato dapprima come straniero o come spia. Per dimostrarsi degno dell’onore di appartenere al gruppo dovrà affrontare una serie di prove, metaforiche o effettive: disagi, privazioni, minacce di ferite, reali o simboliche, o di morte.

Un altro elemento comune ai rituali di iniziazione è il viaggio allegorico che l’adepto intraprende, che rappresenta il percorso tra la sua precedente esistenza nelle tenebre e l’illuminazione raggiunta diventando membro del gruppo. Specie nelle cerimonie primitive, questo viaggio assume di frequente la forma di una morte ed una successiva rinascita rituale. In certi riti tribali della pubertà, per esempio, oltre a prove di forza, di resistenza fisica e di sopportazione del dolore, i ragazzi devono affrontare una lunga separazione dalle famiglie, preparazione indispensabile per la “morte” rituale che subiscono prima della rinascita come “uomini”.

I moderni massoni, che nulla hanno a che fare con la vita tribale, si sottopongono a varie prove di carattere metaforico incluse morte e rinascita allegoriche. I rituali di iniziazione hanno spesso lo scopo di purificare il postulante per prepararlo a ricevere i segreti custoditi dall’organizzazione, tanto che in talune sette l’iniziando riceve il patrimonio della conoscenza per tappe: comincia la sua crescita spirituale, talvolta simboleggiata da una scala fra la Terra e il traguardo finale, il cielo, dal gradino più basso della gerarchia, e il passaggio ad ogni livello superiore è accompagnato da nuove cerimonie e da rivelazioni sempre più occulte.

Il rituale massonico, per esempio, si attua attraverso tre stadi fondamentali di appartenenza (Apprendista, Compagno, Maestro), seguiti da numerosi livelli superiori riservati a chi si dedica esclusivamente alla ricerca della verità. Nella prima fase di iniziazione l’adepto attende davanti alla porta della loggia mentre il custode, o guardiano, bussa in sua vece per chiedere che sia ammesso. L’adepto si è spogliato dei propri beni mondani e porta al collo un capestro allentato, simbolo del legame che intercorre fra ogni Massone e la sua Loggia, mentre la benda sugli occhi simboleggia la segretezza di cui si circonda la setta e le tenebre che precedono l’illuminazione spirituale derivante dalla conoscenza dei misteri massonici.

Nella seconda prova all’adepto viene puntata una spada contro il petto per valutarne il coraggio e la risolutezza spirituale. Il significato del fatto che calzi una pantofola, noto soltanto agli iniziati, è variamente interpretato dai non adepti: potrebbe derivare dalla tradizione biblica di togliersi un sandalo per esprimere la volontà di assumere un impegno. La benda sarà infine tolta, a significare che l’iniziato è passato dalle tenebre alla luce.

Il terzo livello di iniziazione simboleggia la morte e la rinascita cui il candidato si sottopone nelle ultime fasi. Un rito che rievoca la saga di Hiram Abif (il leggendario architetto e costruttore del Tempio di Salomone a Gerusalemme), che avrebbe subito il martirio per mano di alcuni apprendisti cui si era rifiutato di rivelare i segreti del livello di maestro. In questo caso l’adepto vive una rappresentazione simbolica della sofferenza e della morte, e alla fine si sarà guadagnato la carica di maestro.

Spesso i rituali di iniziazione dei nuovi adepti rinnovano in quelli di vecchia data le emozioni delle loro prove iniziatiche. Condividere l’esperienza della paura, del dolore e della rivelazione unisce tutti coloro che l’hanno sperimentata, rendendoli particolarmente uniti. Sembra che l’iniziazione a certe sette mistiche sia un’emozione indescrivibile, tanto efficacemente il rituale attinge alle radici profonde dei bisogni e delle aspirazioni umane.

Di questo oscuro e ineffabile fascino sembra fossero avvolti i riti dei misteri eleusini, la più celebre setta segreta dell’antichità, che praticava il culto della dea madre Demetra. Nella celebrazione del rituale, afferma il filosofo greco Aristotele, gli iniziati non scoprivano particolari segreti ma esperivano piuttosto una verità emotiva, intuitiva, immediata. Cicerone ci ha lasciato sulla sua iniziazione al culto di Demetra questo enigmatico commento: “Abbiamo appreso a vivere e a morire con più speranza“.

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