Ascesa e declino dell’Ordine dei Templari

20 Ottobre 2016

Templari

Nel corso dei secoli, le vicende dell’Ordine dei Templari si sono ammantate di un’aura di mistero e di leggenda. L’intreccio tra realtà storica e ricostruzioni teoriche di ogni sorta ha contribuito ad aumentare il fascino per una delle istituzioni religiose e militari più importanti ed influenti di tutto il medioevo.   

Ordine dei Templari

Cavaliere Templare

Poche istituzioni medioevali godettero di un maggior rispetto, pur commisto a timore e invidia, dell’Ordine dei Templari, votato alla protezione dei pellegrini cristiani in Terra Santa. L’Ordine dei Cavalieri Templari fu fondato nel 1119 dal nobile francese Ugo Payns e da altri otto veterani impegnati a garantire la sicurezza del passaggio dal porto di Giaffa (nell’attuale stato di Israele) a Gerusalemme. I poveri Cavalieri del Tempio presero nome dal sacro tempio di Salomone, vicino al quale, a quanto si tramanda, avevano stabilito il loro primo quartier generale. Gerusalemme era stata strappata al controllo dei musulmani alla fine della prima crociata, diciannove anni prima, ma gli eserciti cristiani che occupavano la città e i territori circostanti erano sotto la costante minaccia degli arabi. Poiché tra i due eserciti esisteva una situazione di conflitto più o meno permanente, la Chiesa cattolica accettò con gratitudine l’aiuto di Payns e dei suoi pii cavalieri: nel 1128, infatti, le autorità religiose riunite in concilio a Troyes, in Francia, decisero di riconoscere ufficialmente i cavalieri templari quale nuovo ordine religioso. Pur rispondendo ai bisogni della cristianità, un ordine religioso-militare era nettamente in contrasto con la regola tradizionale della Chiesa, che vietava al clero l’uso delle armi. I cavalieri erano una classe di guerrieri, e la Chiesa tendeva a considerarli empi e licenziosi.

Nel 1095 Bernardo di Chiaravalle li definì “canaglie miscredenti, predatori sacrileghi, assassini, spergiuri, adulteri“. L’istituzione dei Templari fu considerata un modo per redimere una classe senza legge e, di fatto, molti di coloro che vi aderirono erano stati precedentemente scomunicati. A dispetto delle sue opinioni sui guerrieri in generale, Bernardo di Chiaravalle fu un grande sostenitore dell’Ordine dei Templari e ne divenne il patrono ufficioso; definendoli “carnefici ufficiali di Cristo“, assolse i templari dal peccato di uccidere, purché le vittime fossero nemici della Chiesa.

Come altri ordini religiosi, i templari facevano voto di povertà, castità ed obbedienza e, salvo per l’esercizio delle armi, vivevano in tutto e per tutto come monaci. La regola del Tempio, che governava la loro vita quotidiana e che fu probabilmente elaborata da Bernardo, prevedeva il silenzio assoluto ai pasti e la recita di preghiere a ore prestabilite; per salvaguardare la castità, i cavalieri dormivano completamente vestiti in dormitori illuminati, e non potevano baciare neppure la propria madre né frequentare alcuna riunione che li spingesse a desiderare la vita familiare.

In quanto soldati del Signore, i templari facevano voto di non ritirarsi né arrendersi mai in battaglia, neppure a forze nemiche nettamente preponderanti. I membri dell’Ordine subivano severe punizioni per l’infrazione anche delle più piccole regole: un cavaliere, per esempio, fu espulso dall’Ordine dei Templari perché aveva perso un cavallo che aveva preso a prestito per andare a caccia di lepri. Si trattava in realtà di una duplice mancanza, poiché ai templari era proibito cacciare animali meno nobili dei leoni, il che, ai fini pratici, significava poter cacciare soltanto le linci del deserto.

L’emblema dei templari era un cavallo montato da due cavalieri, simbolo di povertà e fratellanza. Senza dubbio Bernardo vedeva con occhio più benevolo la rozza banda di soldati che non i ricchi cavalieri laici quando osservava che i templari “apparivano raramente puliti, avevano barbe incolte, erano sudati e polverosi, sporchi per l’armatura e il caldo“. I Cavalieri indossavano un mantello bianco con una croce rossa e, in battaglia, erano preceduti da uno stendardo bianco e nero, chiamato “Beauseant” come i cavalli pezzati prediletti dal fondatore dell’Ordine dei Templari; e questo termine divenne anche il loro grido di battaglia.

Come molte altre istituzioni medioevali, i templari erano organizzati in base a una rigorosa gerarchia. Il capo dell’Ordine era il Gran Maestro; sotto di lui, un Gran Priore governava ciascuno dei numerosi Capitoli regionali diffusi in tutta la cristianità. I cavalieri biancovestiti erano reclutati nelle famiglie nobili e costituivano gli ufficiali dell’Ordine mentre la classe subordinata dei sergenti, o fratelli combattenti, proveniva da famiglie prive di titolo nobiliare e portava mantelli neri o bruni. A queste due classi di soldati seguivano i bassi ranghi degli scudieri o attendenti, e altri servi o braccianti che avevano il compito di occuparsi dei castelli e delle proprietà terriere dei templari.

I cavalieri erano iniziati all’Ordine dei Templari nel corso di una cerimonia segreta che aveva luogo di notte in una sala capitolare custodita da sentinelle. Il Gran Priore domandava a più riprese ai cavalieri riuniti se qualcuno di loro avesse obiezioni all’ammissione nell’Ordine; se non ve ne erano ricordava al novizio le regole dell’Ordine e gli domandava se avesse moglie e famiglia, debiti o malattie, e se avesse prestato giuramento di fedeltà a un altro Signore. Dopo aver risposto negativamente, il novizio si inginocchiava, chiedendo di diventare “servitore e schiavo” del Tempio, giurando obbedienza assoluta a Dio e alla Vergine Maria. Infine, gli veniva posto sulle spalle il mantello bianco, dopodiché l’iniziato era accolto fra gli alti ranghi dei templari.

Il segreto che circondava l’investitura e altre cerimonie dei templari creò intorno all’Ordine un alone di mistero e fece nascere varie voci riguardo alle attività che si svolgevano nei suoi monasteri. I detrattori cominciarono a parlare di perversioni sessuali e occultismo, finché quelle accuse divennero pubbliche e, nei primi anni del XIV secolo, dopo oltre duecento anni di servizio, la leggenda dei cavalieri templari ebbe una conclusione drastica e tragica. La caduta dei templari può essere imputata a vari fattori, fra cui le alterne fortune delle crociate all’inizio del XIII secolo, che minarono lo scopo originario dell’Ordine, e la ricchezza collettiva dei cavalieri. Mantenere un esercito in una serie di fortezze a migliaia di chilometri dalla patria richiedeva grandi risorse: a poco a poco i templari accumularono enormi ricchezze, grazie a donazioni e alle rendite delle loro proprietà terriere, che in quanto beni ecclesiastici erano esenti dai tributi.

I templari impararono ad amministrare con grande abilità le loro rendite, diventando progressivamente i banchieri di gran parte del mondo occidentale, cui re e principi affidavano il proprio oro. I loro monasteri erano le strutture più solide e meglio difese d’Europa, ed era forse inevitabile che i sovrani medioevali, per lo più bisognosi di oro per finanziare le loro incessanti guerre, finissero per guardare con occhi avidi le casseforti dei templari. Il principio della fine giunse un venerdì 13 quando Filippo IV di Francia (anch’egli debitore dei cavalieri) ordinò l’arresto di tutti i templari sul territorio del suo regno. Il re accusava i cavalieri di eresia, ma a spingerlo non era tanto la pietà religiosa quanto la prospettiva di riempirsi le tasche del loro oro. Un mese dopo, su pressione del sovrano, papa Clemente V gli diede carta bianca per arrestare i templari ed impadronirsi delle loro proprietà.

Gran parte delle accuse mosse all’Ordine dei Templari concernevano la sua cerimonia di iniziazione, in cui si diceva che i novizi giurassero di darsi a pratiche omosessuali e blasfeme, come, per esempio, sputare o urinare sulla croce. Gli accusatori assicurarono che i cavalieri adoravano il demonio, talora sotto forma di un gatto nero che baciavano sotto la coda, altre volte raffigurato da un idolo chiamato Bafometto, variamente descritto come una testa umana impagliata o un cranio ornato di pietre preziose montato su un fallo ligneo. Si diceva, inoltre, che i cavalieri si cospargessero di un olio ricavato dalle carni di bambini assassinati.

Il nome Bafometto era una corruzione di quello del profeta dell’Islam Maometto e il presunto culto di questo macabro idolo rinviava ad una più generale accusa, secondo la quale i templari erano segretamente musulmani. Certo, in oltre duecento anni di soggiorno in medio Oriente avevano assorbito molto della cultura dei loro nemici: numerosi cavalieri parlavano l’arabo e portavano la barba alla foggia araba.

Gli accusatori dei templari sottolineavano le somiglianze dei due gruppi nell’abbigliamento e nell’organizzazione e giunsero perfino a incolpare i cavalieri di essere segretamente alleati con la setta degli “assassini”. Gli storici hanno smantellato queste accuse; ma sappiamo che almeno un templare, il cavaliere inglese Robert di St. Albans, si convertì all’islamismo e comandò un esercito musulmano. Inoltre, secondo una ben radicata leggenda, una “tribù crociata” discendente dai disertori templari avrebbe adottato i costumi musulmani e sarebbe sopravvissuta per secoli nel nord della penisola araba.

Gli sgherri di Filippo IV ricorsero ai metodi più crudeli per estorcere le confessioni ai templari: nei giorni degli arresti trentasei cavalieri morirono per le torture subite e tre anni dopo, nel 1310, cinquantaquattro furono mandati al rogo. La persecuzione continuò, nonostante Clemente V avesse ammesso, nel 1312, che la Chiesa non aveva prove della loro eresia; tuttavia piegandosi ancora una volta alle pressioni del re, il papa decretò lo scioglimento dell’Ordine dei Poveri Cavalieri del Tempio. A quelli che non erano morti sotto le torture fu concesso di entrare in un altro Ordine o di tornare al laicato, ma l’ultimo Gran Maestro, Jacques de Molay, fu condannato alla prigione a vita dopo una pubblica confessione.

Tuttavia de Molay mise in difficoltà la Chiesa e i funzionari regi dichiarando pubblicamente l’innocenza dell’Ordine dei Templari e per questo suo atto di impudenza fu bruciato sul rogo. Mentre le fiamme lo avvolgevano, egli maledisse il papa e il re, predicendo loro il giudizio finale al cospetto di Dio, per il primo, Clemente V, entro cinquanta giorni, per Filippo IV entro un anno: ed entrambi morirono nei tempi da lui previsti.

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