I Templi del sonno nell’antichità classica

3 Febbraio 2019

Antiche Civiltà

Nell’antichità classica erano molto diffusi i “templi del sonno”. Si trattava di templi dedicati a differenti divinità all’interno dei quali i richiedenti si sottoponevano a specifici rituali per poi passarvi la notte. Il mattino seguente i sacerdoti si occupavano di interpretare i sogni ed i messaggi ricevuti durante lo stato onirico.

Asclepio - Templi del Sonno

Statua del Dio Asclepio

Su una tavoletta di pietra nel Tempio di Asclepio (Esculapio), a Epidauro, gli archeologi hanno trovato incisa una storia sorprendente. Vi si narra come Ithmonike di Pellene venne al Tempio per ottenere la fecondità. Qui si addormentò e sognò il dio che le promise che sarebbe rimasta incinta e le chiese se aveva qualche altro desiderio, al che lei rispose di no.

Poco tempo dopo aver lasciato il Tempio, la donna rimase incinta, ma la gravidanza si protrasse per tre anni senza esito, ed ella tornò a dormire nel Tempio. Asclepio le spiegò allora che aveva esaudito l’unica richiesta da lei formulata, ma che era pronto a soddisfare il suo nuovo desiderio. E appena fuori dal Tempio, Ithmonike partorì.

La tavoletta elencava molte altre guarigioni miracolose attribuite ad Asclepio, il dio della medicina, che curava in sogno, con un processo denominato “incubazione”. L’ammalato dormiva nei pressi del Tempio dopo aver offerto sacrifici ed aver invocato il dio. Come negli altri Templi del sonno, doveva poi bere oppure bagnarsi nella fonte sacra del Tempio; dopo di che, in trepida aspettativa, si addormentava e il dio gli appariva in sogno.

Le cure erano essenzialmente di due tipi: o Asclepio guariva miracolosamente il paziente, intervenendo magari durante il sonno, oppure gli prescriveva una terapia. Nel Tempio c’era un gruppo di sacerdoti, i terapeuti, che interpretavano le istruzioni del dio e seguivano il trattamento prescritto. Erano soprattutto gli storpi, i cechi e i malati mentali a rivolgersi ai templi del sonno.

Quello di Epidauro era il più famoso tra i molti templi dedicati ad Asclepio in Grecia. Nei Templi del sonno dedicati ad altri dei l’incubazione era volta più a ottenere risposte a quesiti che a essere sottoposti a cure. Il santuario di Anfiarao, famoso indovino e guerriero, del quale si diceva che, durante l’assedio di Tebe, avesse guidato il suo carro diritto agli inferi mentre era ancora in vita, si trovava a Oropo. Qui la procedura voleva che il postulante bevesse a una fonte sacra, immolasse e scuoiasse un montone e dormisse avvolto nella sua pelle. Nel sonno poteva udire pronunciare una risposta oppure avere un sogno; gli interpreti del Tempio lo avrebbero poi aiutato a decifrare il responso.

Anche di Trofonio, il costruttore del Tempio di Apollo a Delfi, si diceva che fosse stato accolto da vivo agli inferi, e poiché il sonno era considerato una via di mezzo fra la vita e la morte, si pensava che quelli che erano ancora vivi nel mondo dei morti fossero particolarmente abili nel mandare sogni profetici. Trofonio aveva un santuario con un oracolo a Lebadeia, dove il postulante dormiva in una grotta, ma che cosa gli accadesse non è chiaro e la grotta non è mai stata trovata.

Anche i sogni normali potevano essere profetici, ma non sempre c’era da fidarsi. Secondo l’Odissea di Omero, dell’VIII secolo a.C., i sogni dimoravano agli estremi confini dell’occidente, vicino al tramonto e al regno dei morti. Da qui si dipartivano per ogni dove, quelli menzogneri attraverso una porta d’avorio, quelli veraci attraverso una porta di corno.

I filosofi si sono occupati più della meccanica dei sogni che del loro significato. Democrito (ca 460-370 a.C.) pensava che fossero delle immagini spettrali che penetravano nel corpo attraverso i pori. Erodoto (V secolo a.C.) fu il primo a spiegare i sogni come preoccupazioni accumulate durante il giorno che venivano fuori durante la notte. Entrambi, però, ritenevano che alcuni sogni fossero mandati dagli dei. Cicerone, che scriveva nel I secolo a.C., riteneva assolutamente inaffidabile la divinazione attraverso i sogni. Nell’antichità si diffusero diversi libri sull’interpretazione dei sogni, il più noto dei quali, scritto nel II secolo d.C. da Artemidoro, è il precursore degli odierni libri sull’argomento.

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