Il Grimorio di Armadel, redatto in francese e latino nel corso del XVII secolo, è conosciuto dagli studiosi di occultismo come un grimorio cristiano di magia bianca che consente di aprire portali sul piano astrale per contattare spiriti ed energie benevoli.

Il Grimorio di Armadel
Conosciuti con il nome di grimori, dal francese grimoire, gli antichi manoscritti di origine tardo medievale e rinascimentale sono dei veri e propri manuali di magia evocativa. Tra i più importanti e utilizzati dai maghi di tutti i tempi vi sono “La chiave (maggiore) di Salomone“, “La chiave (minore) di Salomone” (conosciuta anche come Goetia), il “Grimorio di Papa Onorio“, il “Grimorium Verum“, il “Grande Alberto” e il “Libro della Sacra Magia di Abramelin il Mago“. Originariamente questi testi circolavano sotto forma manoscritta, era obbligatorio per il mago ricopiare pedissequamente e di propria mano ciascun grimorio in modo da renderlo funzionale al proprio scopo. Le persecuzioni secolari da parte delle autorità religiose incorse in Europa da parte della Santa Inquisizione fecero sì che molte opere restassero manoscritte o, quand’anche rese pubbliche, questo avvenisse in edizioni circolanti al mercato nero o recanti autori o luoghi di pubblicazione fittizi. Risulta quindi assai difficile, oggi, cercare di fornire una sicura paternità a molti grimori, anche famosi.
Il Grimorio di Armadel, il cui titolo originale è “Liber Armadel seu totius cabalae perfectissima brevissima et infallibilis scentia tam speculativa quam pratiqua“, fu tradotto da Samuel Liddell Mac Gregor Mathers (1854-1918) dall’originale manoscritto francese e latino conservato nella Bibliothèque de l’Arsenal di Parigi (MS 88). Questo testo è più recente rispetto ad altri grimori più conosciuti, come quelli già citati in precedenza, e a paragone con essi risulta piuttosto oscuro e non fu mai pubblicato mentre Mathers era in vita. Una copia manoscritta della traduzione di Mathers fu più tardi acquistata dal collezionista inglese Gerald Yorke e pubblicata da Routledge & Kegan Paul nel 1980 in un’edizione curata dallo scomparso Francis X. King. Da allora la reputazione del testo è aumentata fino a convincere la casa editrice americana Samuel & Weiser a pubblicarne una seconda edizione.
Il Grimorio di Armadel non va confuso con l’Almadel, uno dei primi esempi, in questa particolarissima classe di letteratura, a poter essere datato con una certa sicurezza al periodo medievale, attraverso i riferimenti ad esso fatti dai primi studiosi della magia come Ruggero Bacone. E nemmeno dev’essere confuso con l’Arbatel, sebbene entrambi siano ascrivibili alla medesima classe dei testi di magia bianca: grimori cristiani che aggiravano la schietta demonologia dei loro cugini di magia nera invocando soltanto spiriti benefici.
La prima testimonianza del nome Armadel la si ritrova in un lavoro di Gabriel Naudè del 1625 nel quale l’autore pubblicò una nutrita bibliografia di opere di occultismo divisa in cinque parti, ciascuna delle quali era dedicata ad un’arte utilizzata in magia. In questo elenco il testo in questione era riportato con il titolo “L’Arte di Armadel“. Il Grimorio di Armadel consentirebbe di evocare spiriti che influenzano (o dovrebbero influenzare) l’attitudine del mago, piuttosto che elargire determinati poteri o espletare compiti definiti, così come fanno gli spiriti degli altri grimori. “Una peculiarità del grimorio di Armadel“, scrive William Keith nella sua introduzione all’edizione della Samuel & Weiser del 1995, “sono i titoli dei capitoli in latino ecclesiastico, alcuni dei quali hanno poca comprensibile relazione con il testo. Il grimorio si basa su mito ed ethos e parti del testo sono tratte da un grimorio “nero”, il Grimorium Verum“.
Il testo presenta i quattro tradizionali arcangeli ebraici dei punti cardinali e degli elementi: Uriel, Michael, Gabriel e Raphael. Ma utilizza solamente uno dei sette spiriti planetari, Bartzabel. Contiene inoltre una serie di entità i cui nomi derivano dai nomi alfabetici ebraici dei numeri da 1 a 9. Gli spiriti Asmodè, Leviathan, Lucifer, Belzebut e Astarot sono i consueti spiriti infernali che ritroviamo in altri grimori. Pare che i sigilli presenti al suo interno venissero utilizzati come “porte” per il piano astrale, strumenti per contattare gli spiriti (o energie) ai quali si riferiscono. Curiosa, a questo proposito, la policromaticità dei sigilli stessi che per funzionare debbono essere tracciati necessariamente nei colori esposti.
Samuel Liddell Mathers era figlio di William M. Mathers ed era nato l’8 gennaio del 1854. Entrò in Massoneria nel 1877 sebbene non raggiunse mai il grado di Maestro di Loggia; in compenso i suoi studi nel campo dell’esoterismo e della magia sfociarono nell’ammissione alla Societas Rosicruciana in Anglia, dove conobbe William Winn Westcott e William Woodman con i quali organizzò l’Ordine Ermetico della Golden Dawn, una vera e propria “università dell’occulto” che ha avuto una grande influenza non solo sul cosiddetto “risveglio della magia” ma anche sullo sviluppo letterario e poetico di molti dei suoi membri.
Le istruzioni e l’organizzazione del Secondo Ordine della Golden Dawn (l’Ordine esterno detto Ordo Roseae Rubeae ed Aureae Crucis) fu quasi totalmente opera di Mathers: fu lui a crearne i rituali e le cerimonie. Ma le ricerche di Mathers nel campo della magia erano rivolte anche alla riscoperta della letteratura specializzata. Dal 1890 divenne il curatore del Museo Horniman e nel 1892 si trasferì a Parigi con la moglie dove fondò un Tempio della Golden Dawn. Qui si dedicò all’esame della vasta documentazione del non più attivo Museo dell’Arsenale e iniziò la traduzione di alcuni grimori medievali tra i quali, appunto, il Grimorio di Armadel.