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I Templi di Tarxien ed il culto della Dea Madre
22 Apr 2016

I Templi di Tarxien ed il culto della Dea Madre

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Il complesso archeologico di Tarxien, scoperto a Malta agli inizi del XX secolo, rappresenta uno dei più vasti tra gli antichi monumenti europei. A giudicare dall’architettura del luogo, i Templi di Malta sono parte di una cultura megalitica i cui resti sono visibili in numerose altre località del vecchio continente.

Resti della Dea Madre

Resti della Dea Madre

Nel 1902, a Paola, un sobborgo della capitale di Malta, Valletta, stava sorgendo un nuovo centro residenziale. Nello scavare la roccia per costruirvi delle cisterne per l’acqua, gli operai perforarono improvvisamente la volta di una grande camera sotterranea. Discesi nelle viscere della terra, scoprirono una serie di caverne collegate tra loro e contenenti innumerevoli ossa umane. Temendo dei ritardi nella costruzione, l’imprenditore edile non divulgò la notizia del ritrovamento fino al termine dei lavori. Ma quando la scoperta venne finalmente resa pubblica, i danni erano ormai ingenti: i livelli superiori del sito erano stati smossi dalle opere di costruzione e le camere sotterranee erano diventate dei depositi di detriti. A peggiorare la situazione, il primo ricercatore ufficiale della località morì senza lasciare appunti. Eppure quei resti risultarono appartenere a una delle strutture più antiche e misteriose dell’Europa Occidentale, se non del mondo intero.

Tra il 1905 e il 1911 il padre dell’archeologia maltese, Sir Themistocles Zammit, esplorò il sito di Paola e rivelò al mondo intero l’Ipogeo (dal greco hypogeios, “vano sotterraneo“) di Hal Saflieni. Esso consiste in una serie di oltre venti caverne comunicanti, in parte naturali e in parte scavate dall’uomo. La fila principale delle grotte maggiori, che si estende da nord a sud, termina all’estremità meridionale con un “Sancta Sanctorum“, in cui la facciata di un tempio ricavato dalla viva roccia dà accesso a un santuario interno.

Sul versante nord-sud troviamo la Stanza degli Oracoli. Una nicchia ovale in una delle pareti produce un’eco acuta tutte le volte che qualcuno vi sussurra delle parole con voce bassa e profonda. Nel mondo classico tardo, gli oracoli erano associati ai morti. Chiunque udisse quell’eco uscire dalla cavità poteva facilmente credere che l’oracolo fosse il mezzo usato da un antenato defunto per comunicare con i viventi. Una statuetta della cosiddetta “Signora Addormentata” è stata ritrovata nell’Ipogeo, in una fossa votiva che accoglieva i sacrifici di ringraziamento gettati dai devoti dopo il consulto con l’oracolo o dopo la guarigione di una malattia. La Signora Addormentata è una prova, secondo alcuni, della pratica della “Incubazione“: l’atto di dormire in un tempio in attesa di sogni profetici o curativi.

In accordo con questa teoria, due serie di nicchie scavate nella roccia e collocate una sopra l’altra, in una parete laterale della sala principale, vengono interpretate come cubicoli destinati ai dormienti che aspettavano i sogni, ritenuti nell’antichità messaggi provenienti dai morti. Altri studiosi sono dell’opinione che le nicchie fossero occupate proprio da questi, come in un mortuario.

Numerose stanzette secondarie si dipartono dalla serie maggiore di caverne ed è in queste che venne ritrovata la maggior parte delle ossa. A prescindere da altre funzioni dell’Ipogeo, esso era evidentemente una tomba comune. Apparteneva in linea di massima alla stessa tradizione delle camere di sepoltura collettiva, ricavate dalla roccia, della Sardegna, della Spagna meridionale e del Portogallo. Al pari delle tombe a corridoio megalitiche costruite in superficie, e ritrovate anch’esse in Spagna e in Portogallo, queste celle mortuarie del Mediterraneo Occidentale furono in uso nella prima metà del terzo millennio a.C., benché siano state forse costruite in data leggermente anteriore. Ma l’Ipogeo di Malta si differenzia da quelli che vengono normalmente indicati come “edifici megalitici”, in cui le superfici di grandi blocchi di pietra venivano in genere lasciate scabre, per il fatto di avere i vani delle porte e le facciate accuratamente levigati. Chi si occupò della raschiatura, e perché?

Altre vestigia del passato di Malta vennero alla luce dopo che un contadino locale ebbe riferito a Zammit cosa aveva trovato nel suo campo di frumento nella vicina Tarxien. Incoraggiato dai frammenti di terraglie sollevati dall’aratro dell’uomo, l’archeologo diede inizio ai lavori di scavo nel 1915 e si rese ben presto conto di essere in procinto di scoprire un tempio preistorico.

Il sito di Tarxien è posto tra i moderni isolati della periferia di Valletta, ma nella sua forma originaria doveva essere assai più imponente. I tre templi di cui oggi sono visibili i resti furono edificati in successione per far fronte alle mutate esigenze dei devoti indigenti. A giudicare dai reperti, essi erano utilizzati contemporaneamente. Nel 1929 Zammit attribuì la loro costruzione alla fine dell’Età della Pietra, verso il 3000 a.C. Successivamente, le prove al radiocarbonio hanno anticipato di 500 anni l’erezione del primo tempio.

A Tarxien, gli antichi maltesi veneravano una divinità rappresentata da una “donna grassa”. Le sacrificavano pecore e bestiame e forse consultavano un oracolo. Una vivida testimonianza di offerte di animali è costituita da una formella recante in rilievo una realistica scultura di pecore, maiali e tori. Sul luogo è ancora visibile una copia della dea, mentre l’originale è conservato nel museo di Valletta. A giudicare dai resti (costituiti da una gonna a pieghe e due gambe molto robuste) la statua doveva essere alta 2,4 metri.

Delle statuette e rappresentazioni di donne enormemente grasse sono state ritrovate anche in altre località dell’isola. Nel suo libro “La ricerca delle città perdute” lo scrittore inglese James Wellard avanza l’ipotesi che, data la natura rocciosa del terreno, gli antichi abitanti di Malta dovevano essere ossessionati dalla paura delle carestie. Tale sarebbe stata l’origine ispiratrice delle “donne grasse” dell’isola: “In altri termini non ci troviamo qui di fronte alla glorificazione dell’obesità, tanto sgradita ai pasciuti occidentali, ma ammiratissima da tutte le razze malnutrite“. Wellard è poi dell’opinione che le statuette rappresentino non una dea ma una Venere terrena, “bella, perché le sue carni abbondanti simboleggiano abbondanza di cibo“. Altri però concordano con l’archeologa britannica Jacquetta Hawkes che, nel suo “Atlante dei primi Uomini“, conclude affermando che le rappresentazioni di questa signora così “esorbitante” dimostrano all’infuori di ogni ragionevole dubbio che i templi erano consacrati all’antico culto mediterraneo della Dea Madre. La vicinanza di Tarxien ad Hal Saflieni, i due siti erano sicuramente associati, conferma questa teoria. Se, a Tarxien, i popoli neolitici veneravano la dea obesa che simboleggiava l’abbondanza dei raccolti prodotti dalla fertile Madre Terra, è allora possibile che, ad Hal Saflieni, la sepoltura dei morti in camere sotterranee equivalesse a riconsegnarli al ventre che li aveva generati.

I templi maltesi fiorirono per circa 800 anni, dopo di che furono abbandonati e i devoti si dispersero. Sulla causa dell’allontanamento sono state fatte varie congetture: siccità, epidemie, carestie, invasioni. Ma qualunque sia stata la devastazione che ha eclissato questa civiltà pare che, quando i coloni dell’Età del Bronzo arrivarono nell’isola alla fine del terzo millennio a.C. essa fosse ormai deserta.

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