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Arthur Conan Doyle e lo spiritismo
12 Lug 2017

Arthur Conan Doyle e lo spiritismo

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Arthur Conan Doyle, vissuto a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, è l’autore che ha dato vita ad uno dei personaggi letterari più famosi della storia: Sherlock Holmes. Sebbene sia conosciuto principalmente per la sua attività di scrittore, sir Conan Doyle coltivò una profonda passione per lo spiritismo e lo studio dei fenomeni paranormali.

Arthur Conan Doyle con Fantasma

sir Arthur Conan Doyle

L’approccio al paranormale di Arthur Conan Doyle (1859-1930) è caratterizzato da attrazione e cautela al tempo stesso. Il suo interesse per il soprannaturale è evidente nei racconti fantascientifici The Lost World (Il mondo perduto), The Poison Belt (La cintura avvelenata) e The Horror of the Heights (L’orrore delle altezze), ma, quando cominciò a dilettarsi di spiritismo, egli si guardò sempre dagli impostori, rifiutando la collaborazione di medium della cui autenticità non fosse convinto.

Nel 1918, dopo la morte del figlio, Doyle pubblicò The New Revelation (La nuova rivelazione), in cui spiegava come fosse passato dai dubbi iniziali sullo spiritismo alla sua accettazione. Tre anni dopo si espose al ridicolo con l’avallo delle fotografie delle fate di Cottingley, sebbene bisogna precisare che il suo appoggio arrivò solo dopo che numerosi esperti ebbero vagliato le foto in questione per poi dichiararle autentiche.

Nel suo ultimo libro, The Edge of the Unknown (Al limite dell’ignoto), del 1930, Doyle descrisse le sue investigazioni, avvenute nel maggio del 1924 insieme con cinque collaboratori, in merito ad una casa stregata che sorgeva nel centro di Londra. Lo scrittore racconta che una sera per cautelarsi contro eventuali burloni, le porte furono sigillate e le scale sbarrate. Quindi si tenne una seduta spiritica, in cui si ricevette un messaggio di Lenin. Doyle si rese propenso ad accettarne l’autenticità (un monito a non inasprire i rapporti fra Russia e Inghilterra) pur ammettendo che il trucco non potesse essere escluso.

Malgrado l’atteggiamento inizialmente cauto, le esperienze personali che sir Arthur Conan Doyle dovette affrontare lungo il corso della vita rafforzarono in lui la convinzione che i fenomeni paranormali avessero un fondo di verità e che al di là dei possibili brogli, numerosi fenomeni erano incontestabilmente veritieri. In seguito si avvicinò alle tesi spiritiste divenendo un sostenitore del cosiddetto “spiritualismo cristiano”.

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