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Harry Houdini e l’arte segreta dell’escapologia
23 Set 2012

Harry Houdini e l’arte segreta dell’escapologia

Post by Administrator

Harry Houdini è stato il dominatore assoluto della scena americana nel primo quarto del XX secolo. Fece dell’escapologia una vera e propria arte che gli permise di essere conosciuto in tutto il mondo. Ossessionato dalle sfide e dal continuo superamento dei propri limiti andò incontro alla fine vittima della sua stessa fama.

Manifesto di Harry Houdini

Manifesto di Harry Houdini

Il più famoso illusionista di tutti i tempi fu l’ungherese Harry Houdini, che dominò la scena americana nel primo quarto del XX secolo. Insuperabile nel liberarsi da qualsiasi tipo di legamento, stupiva folle di spettatori immergendosi in un lago o in un fiume ghiacciati con mani e piedi incatenati, per riemergere illeso alla superficie dopo pochi secondi. Stando ad un suo calcolo, si cimentò in tale impresa circa duemila volte.

Houdini non affermò mai di possedere poteri soprannaturali, anzi, partecipava attivamente per smascherare le frodi di medium disonesti. Addestrò il corpo e la mente con il rigore di un santone indiano, esercitandosi nelle sue doti di agilità e sforzandosi a sopportare intensi dolori e a stare a lungo senza respirare. Nato a Budapest nel 1874, il suo vero nome era Ehrich Weiss. Emigrò con i genitori negli Stati Uniti quando era ancora bambino e iniziò la sua carriera di illusionista a tempo perso. Con una caratteristica bravata, prese il suo nome d’arte da Jean Eugéne Robert Houdin, il più famoso prestigiatore francese dell’Ottocento.

Presto, però, abbandonò il mestiere di prestigiatore e coltivò la sua sorprendente abilità di liberarsi da manette e catene. Con queste esibizioni divenne una celebrità nei migliori teatri di varietà d’America e d’Europa. Non solo si immergeva incatenato nei fiumi, ma riusciva anche a liberarsi da camicie di forza, casse sigillate, bauli chiusi a chiave e addirittura dalle celle dei bracci della morte delle prigioni statunitensi.

Ma una delle imprese più famose di Houdini fu una dimostrazione di respirazione controllata. Nel 1926 lesse di un fachiro egiziano che vantava poteri soprannaturali il quale era riuscito a sopravvivere sott’acqua per un’ora in una bara sigillata. Il fachiro, Rahman Bey, affermava che l’impresa poteva essere compiuta solo nel caso in cui fosse temporaneamente sospesa ogni funzione vitale, inclusa la respirazione.

Harry Houdini, nemico di quelle che considerava frodi, decise di dimostrare che Bey aveva torto. Usando una cassa di stagno, delle dimensioni di una bara, appositamente costruita, si esercitò con costanza per tre settimane. Aveva dotato la cassa di un telefono in modo da poter comunicare col suo fedele assistente Jimmy Collins, in caso di emergenza.

Il 5 agosto si sdraiò nella cassa, il coperchio fu strettamente avvitato e saldato, ed egli fu calato in una piscina dell’Hotel Shelton di New York. Dopo 50 minuti, informò Collins che stava respirando a fatica e che “non era sicuro di resistere per un’ora”. Ma resistette per oltre un’ora e un quarto, superando l’impresa di Rahman Bey. Houdini si mantenne calmo nonostante una falla che lasciava filtrare acqua e continuò a respirare ad una frequenza regolare di 17 volte al minuto.

Finalmente, dopo circa un’ora e mezzo, disse a Collins di sollevare la cassa. Houdini emerse bagnato ed esausto, ma riuscì ancora a dare spettacolo di sé facendo mostra di respirare profondamente, esibendosi in numerose flessioni e affermando di essere in perfetta forma fisica.

Alcuni seguaci di Rahman Bey accusarono Harry Houdini di aver nascosto nella cassa sostanze chimiche che liberavano ossigeno o di essere ricorso a qualche trucco. Ma Houdini replicò che era sufficiente dominare la paura, rimanere calmi, e risparmiare ossigeno attraverso il controllo della respirazione. Anche l’esame della cassa dimostrò che Houdini non era ricorso ad alcun trucco.

L’illustre illusionista morì meno di tre mesi dopo, vittima della sua fama e della sua stessa ferrea volontà. Un giovanotto che aveva udito della capacità di Houdini di sopportare qualsiasi colpo indurendo i muscoli dello stomaco lo colpì all’addome senza lasciargli il tempo necessario per prepararsi. I colpi provocarono gravi lesioni interne, ma Houdini ignorò fieramente il dolore per diversi giorni mentre le sue condizioni peggioravano. Quando fu portato in ospedale era ormai troppo tardi: morì di peritonite il 31 ottobre 1926, a 52 anni.

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