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Massoneria e Chiesa cattolica nel ‘700
16 Set 2018

Massoneria e Chiesa cattolica nel ‘700

Post by Administrator

Nel XVIII secolo i rapporti tra Massoneria e Chiesa Cattolica conobbero un periodo di violente accuse reciproche che sfociarono in una serie di bolle papali promulgate da papa Clemente XII. La Chiesa ammonì qualsiasi cattolico ad essere iniziato nella confraternita considerando il giuramento massonico di segretezza una minaccia alla propria autorità.

Papa Clemenente XII - Massoneria e Chiesa Cattolica

Papa Clemenente XII

Alla Chiesa cattolica settecentesca gli strani e misteriosi riti che si svolgevano nelle logge massoniche di mezza Europa, apparvero quantomeno sospetti, segno di una religione rivale, e la reazione non si fece attendere. Nel 1738 papa Clemente XII promulgò la prima di una serie di bolle papali contro la Massoneria, che comminavano la scomunica a tutti i cattolici rei di essere stati iniziati alla confraternita. Il Vaticano considerava il giuramento massonico di segretezza come una minaccia alla santità della confessione e all’autorità della Chiesa, vietava l’associazione di uomini di fede diversa e accennava, a sostegno della sua presa di posizione, ad “altri giusti e ragionevoli motivi“. In tutta Europa i funzionari laici applicarono le sanzioni della Chiesa, punendo e persino torturando i Massoni. La società conobbe sorti alterne a seconda di chi era al potere, ma ormai non poteva più essere eliminata, poiché i suoi membri erano troppo numerosi ed influenti.

Del resto, per la Massoneria le persecuzioni non erano certo una novità, dato che anche prima della bolla papale i Massoni inglesi erano stati accusati di essere in combutta con l’Anticristo. “Da come si riuniscono in luoghi segreti e con segni segreti, badando che nessuno li veda“, si domandava l’autore di un libello, “non sono forse questi i comportamenti del regno del male?“. Analoghi attacchi insinuavano che le logge erano soltanto una copertura per esperimenti di alchimia, a tutti noti come opera del demonio, e dopo la fondazione ufficiale della gran loggia di Londra, nel 1717, la Massoneria cominciò ad essere oggetto di regolari denunce: molti sostenevano che le riunioni di loggia erano pretesto per orge omosessuali, in cui si praticavano la sodomia e la flagellazione, accusa che l’esclusione delle donne dalla confraternita contribuì a perpetuare. Talvolta, accanto alle denunce di immoralità, a fomentare i sentimenti antimassonici concorreva la politica: nel 1735 furono vietate le riunioni delle logge olandesi per timore che i fratelli fossero segretamente coinvolti in pericolose manovre politiche, e analoghi divieti furono emanati in Svezia nel 1738 e in Svizzera nel 1745. Anche l’imperatrice d’Austria chiuse le logge del suo Paese, compresa quella di cui era gran maestro suo marito. Se dunque le pressioni contro la Massoneria non ebbero origine con papa Clemente XII, tuttavia la condanna del pontefice aggravò la situazione, chiamando ufficialmente in campo l’istituzione religiosa più potente del mondo.

I Massoni reagirono trincerandosi ancor più dietro la gloriosa storia dei presunti antenati dell’Ordine. Studiosi massoni “scoprivano” continuamente nuovi legami più o meno dimostrabili con personaggi storicamente esistiti: una di queste genealogie, che fu ampiamente accettata dai Massoni, risaliva ad Hiram Abiff, un personaggio biblico minore. Secondo la leggenda massonica, quando il re Salomone salì al trono di Davide consacrò la sua vita alla costruzione di un tempio a Dio e di un palazzo per i sovrani di Israele, e chiese al re Hiram di Tiro, poco a nord dell’antica Israele, un esercito di muratori e carpentieri per collaborare con gli Ebrei all’edificazione del Tempio. Gli operai che il re di Tiro inviò erano guidati dal grande maestro degli architetti fenici, Hiram Abiff. Questi, definito l’artefice più geniale, abile e avido di sapere che sia mai esistito, aveva alle proprie dipendenze 183.600 artigiani, sovraintendenti e operai, e istituì un sistema di segnali e parole d’ordine con cui qualunque caposquadra potesse rapidamente valutare le competenze di un operaio.

Hiram Abiff

Hiram Abiff

Tre sfrontati artigiani di grado inferiore decisero di costringere Abiff a rivelare loro la parola d’ordine del grado di maestro, e sapendo che si recava sempre a pregare nel tempio in costruzione si appostarono a ciascuna delle porte principali. Quando Hiram cercò di uscire da quella meridionale si trovò di fronte un uomo armato di un regolo di ventiquattro pollici, e poiché si rifiutò di rivelare la parola segreta fu colpito alla gola; andò allora alla porta occidentale, ove fu colpito al petto con una squadra. Infine giunse barcollando a quella orientale e fu colpito a morte dal terzo operaio, armato di un maglio. Gli assassini seppellirono Abiff in una fossa scavata frettolosamente e coloro che ritrovarono il corpo piantarono sul luogo della sepoltura un ramoscello di acacia. Per la tradizione massonica Hiram Abiff è il grande martire della setta, e il suo crudele destino è un ammonimento sulla serietà dei voti massonici di segretezza. Fra i numerosi Massoni che hanno reso onore ad Hiram figura Rudyard Kipling, che cita il mitico fondatore nella poesia La notte del banchetto: “Porta questo messaggio a Hiram Abiff, / ottimo maestro di fucine e miniere: / Io e i fratelli vorremmo che / lui e i fratelli venissero a cena“.

Analoghi sentimenti di simpatia e affinità nutrivano i Massoni per Pitagora, il filosofo e matematico greco del VI secolo a.C. secondo cui i numeri riflettono l’armonia dell’universo. I suoi discepoli vivevano insieme, formando una società dedita allo studio della geometria, dell’astronomia, dell’aritmetica e della musica. Dopo cinque anni di studio, i membri della cosiddetta cerchia esterna venivano iniziati alla cerchia interna, ove erano svelate loro le dottrine mistiche basate sui rapporti fra i numeri. Ma Pitagora non si limitò a indagare il fondamento numerico dell’universo; lui stesso e i suoi discepoli acquisirono anche posizioni di potere in molte città-stato greche, cercando di applicare i loro ideali utopistici di governo, cui però i cittadini alla fine si ribellarono, massacrando i filosofi-sovrani.

Col procedere del tempo, sembrava che ogni personaggio o movimento storico con qualche aspirazione alla virtù fosse in qualche modo legato alla Massoneria. A Parigi, nel 1738, proprio l’anno in cui il papa lanciava la sua denuncia contro i Massoni, André-Michel de Ramsay, oratore ufficiale della gran loggia di Francia, pronunciò un fondamentale Discorso, immediatamente tradotto anche in inglese. Ramsay esordiva osservando, in tono abbastanza offensivo, che scopo dell’Ordine era “trasformare gli uomini in persone amabili, buoni cittadini, buoni sudditi, inviolabilmente fedeli alla parola data, sinceri devoti del Dio d’amore, amanti della virtù più che delle ricompense“.

Fatta questa precisazione, affermava poi che i Massoni non erano altro che i discendenti spirituali dei cavalieri templari, l’Ordine di cavalieri francesi medioevali che proteggevano i pellegrini in Terrasanta durante le crociate. Secondo Ramsay, tra i crociati vi erano Massoni e Templari, e le parole segrete della Massoneria derivavano dalle parole d’ordine delle sentinelle degli accampamenti militari. Alla fine delle crociate nel continente europeo erano già state fondate molte logge massoniche. Nel XIII secolo il principe Edoardo I, mosso a pietà delle armate cristiane sbaragliate in Palestina dopo l’ultima crociata, le riportò in Gran Bretagna, fondandovi, sostiene Ramsay, una colonia di fratelli che si ribattezzarono Massoni. Tale genealogia intendeva risvegliare l’interesse dei francesi e, in misura minore, degli inglesi; ma alcuni la reputarono un po’ troppo strampalata e immaginarono una storia lievemente diversa: i Massoni sarebbero esistiti durante le crociate, legandosi ai Templari quali costruttori delle loro fortezze, di ospedali, conventi e chiese, ereditandone quindi le virtù di carità e cavalleria.

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